Le prime feci: il meconio
Una sostanza scura, vischiosa e di colore verdastro: è la prima emissione di feci del neonato e deve avvenire entro le 24 ore dalla nascita. In caso di mancata emissione, vanno ricercate le cause di una eventuale anormalità.
Tutti i neonati devono eliminare il meconio entro il tempo stabilito delle 24 ore. In genere sono le ostetriche del reparto a constatare l’avvenuta emissione con la segnalazione in cartella clinica. Se il bimbo viene partorito in casa, sarà la mamma ad effettuare la rimozione del meconio e dovrà riferirlo al pediatra non appena questo avviene. Per eliminare il meconio è sufficiente asportarlo con una salvietta per neonati, detergere la pelle con acqua e poco sapone delicatissimo, applicare pomata protettiva ed applicare un piccolissimo pannolino pulito. L’intestino del neonato inizierà a contenere e digerire il latte delle prime poppate, quindi immediatamente dopo aver eliminato il meconio le feci assumeranno il classico colore giallo dei lattanti.
Il meconio visto da vicino
La sua composizione chimica, pur essendo il residuo del prodotto digerito, è diverso dalle feci. Il meconio, infatti, è costituito da materiali che il bambino ha deglutito durante la vita intrauterina: liquido amniotico, urina e cellule dell’epitelio intestinale. Il colore scuro è dovuto alla presenza di bilirubina, una sostanza che deriva dalla degradazione improvvisa di molti globuli rossi, cellule del sangue che il bambino, quando è pronto per venire al mondo, inizia a produrre autonomamente. Durante la vita intrauterina, infatti, il sangue circolante nei canali sanguigni è, sostanzialmente, sangue materno: solo verso la fine della gravidanza il midollo osseo e il fegato del bambino raggiungono una maturazione sufficiente per iniziare a produrre sangue proprio. Il sangue antico viene degradato nell’intestino contribuendo appunto a formare il meconio al quale conferisce la tipica colorazione.
La mancata eliminazione è il segnale di un problema
La mancata eliminazione del meconio è il segno di una malformazione anatomica come, per esempio l’ano imperforato, la fibrosi cistica o la malattia di Hirschsprung. In tutte queste situazioni il materiale intestinale non riesce a essere eliminato. Il meconio può invece rappresentare un problema se viene inghiottito dal bambino durante il parto, in genere circa il 5% dei bambini ne ingoia. Questo rischio viene corso soprattutto dai bambini nati a quaranta settimane e tre giorni quando il liquido amniotico inizia a diminuire e la concentrazione di meconio nel liquido aumenta. L’intestino è, infatti, maturo e lo stress del parto può indurre i bambini a liberarsi delle sostanze in esso contenute, che si disperdono quindi nel liquido amniotico ridotto nel volume. Se il bambino nel canale del parto le inala o le ingerisce, può contrarre una forma di polmonite dovuta proprio alle sostanze irritanti contenute nel meconio. Per questo immediatamente prima del vagito il ginecologo aspira il liquido dalla bocca del neonato. Si tratta, comunque, di una eventualità molto rara. Maggiore attenzione deve essere posta al colore delle acque durante il travaglio: se sono di colore verdastro, è molto probabile che il liquido sia invecchiato: è un segno di possibile sofferenza fetale. La mamma deve quindi essere sottoposta l’induzione del parto e, se necessario, ricorrere anche ad un cesareo.
Importanza del colostro
Se il tuo bambino non prende presto e abbastanza colostro, potrebbe avere difficoltà a espellere il meconio e questo provoca spesso due conseguenze:
- non inizia a prendere peso per cui non compensa il calo fisiologico che potrebbe così essere eccessivo e far agitare tutti
- gli sale l’ittero fisiologico (che è fisiologico quindi non ti allarmare, ma è un segnale che ci dice appunto che il pupo non sta poppando abbastanza o nel modo corretto).
Questo è una delle tante ragioni quindi per cui tu e il tuo piccolo appena nato non dovreste essere separati, così che lui possa avere libero accesso al seno, prendere tutto il colostro che gli necessita, così da meconiare e far partire al meglio sia l’allattamento che la funzionalità intestinale (e per molti altri motivi che non posso trattare qua, altrimenti l’articolo diventerebbe lungo come la Divina Commedia).
In breve tempo la cacca del neonato cambia aspetto e arriva la cosiddetta cacca di transizione, di cui ti parlerò la prossima volta.
Ci aspettiamo che il bambino abbia fatto tutto il meconio nelle prime 48 ore. Se ciò non è accaduto, chiama subito la IBCLC per verificare che il piccolo stia poppando in modo corretto. Generalmente correggendo alcune piccole cose in un bimbo così piccolo, molto rapidamente (ore più che giorni nella maggior parte dei casi), il neonato inizia subito a meconiare, cala l’ittero e inizia a prendere peso così che tu possa andare a casa serenamente. E’ tutto più facile se si interviene ai primi segnali di attenzione, senza trascinarsi eventuali difficoltà iniziali.
Giorgia Andretti
consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
mercoledì 26 aprile 2017
lunedì 24 aprile 2017
Stimolare montata lattea
L’alimento più adatto per il neonato è il latte materno. Nei casi in cui la ghiandola mammaria non inizi a produrlo tempestivamente ed in quantità adeguata, è necessario stimolare la montata lattea seguendo piccoli accorgimenti.
Allattare al seno è il gesto più naturale che ci sia, ma richiede anche esperienza: per questo, per alcune neo mamme non è così scontato. Nella grande maggioranza dei casi la ghiandola mammaria ne produce meno perché il bambino non succhia con sufficienti energia e frequenza, più raramente perché il seno della donna ne produce obiettivamente poco, complice il mancato contatto precoce con il neonato dopo il parto, oppure per un parto vaginale molto stressante o, ancora, a seguito del taglio cesareo. Così la montata lattea – termine con cui si indica l’arrivo del latte – tarda a fare la sua comparsa. E la mamma inizia a preoccuparsi, temendo di non essere in grado di provvedere da sola al nutrimento del proprio bambino. Eppure, stimolare la secrezione del latte è possibile, è sufficiente seguire alcune piccole regole.Attaccare subito il bambino
Quasi tutte le donne hanno la possibilità di allattare al seno il proprio figlio, purché venga assicurato l’attacco precoce del neonato, libero da schemi e orari costrittivi. Lo stimolo che determina la montata lattea è infatti la suzione precoce e frequente del neonato: più il piccolo succhia, più è stimolata la produzione di latte. Conviene quindi attaccare il neonato al seno il più presto possibile, se le circostanze lo consentono, anche nella prima ora di vita in sala parto. A seguito della suzione del bambino, infatti, si attiva il riflesso della produzione del latte, complice lo stimolo biologico della prolattina. Più il bambino succhia, più prolattina è prodotta dal cervello della mamma e più latte viene prodotto. Successivamente il bimbo va attaccato tutte le volte che mostra il desiderio di succhiare. Alla base del meccanismo biologico della “montata”di latte e del mantenimento della sua produzione è la caduta degli ormoni tipici della gravidanza e l’innalzamento dell’ormone prolattina a livello dell’ipofisi. Con la suzione il neonato provoca un riflesso neurologico tale da mantenere una continua e abbondante produzione oltre che della prolattina anche dell’ossitocina, ormone che assicura il passaggio del latte dal tessuto ghiandolare ai dotti galattofori, da dove il bambino può estrarlo con facilità. Non sempre questo fenomeno di avvio della secrezione lattea avviene in termini così evidenti e chiaramente avvertibili dalla donna. La sensazione di “montata” infatti può mancare e l’incremento dei quantitativi di latte avvenire in modo più graduale e progressivo.
Alimentarsi bene
Per mantenere il latte e per renderlo ben tollerato, la donna, nel periodo di allattamento, non deve necessariamente seguire una dieta specifica. Mangiare sano e in modo equilibrato, però, l’aiuterà a sentirsi bene e in forze. Il regime alimentare deve essere il più possibile variato, ricco di proteine, frutta, verdura e calcio. Per garantire un adeguato apporto calorico la dieta sarà di circa 500 calorie sopra lo standard. Per arrivare infatti alle 700 kcal in più necessarie a produrre i circa 800 ml al giorno di latte (a partire dalla 6° settimana, perché nei primi giorni il quantitativo di latte prodotto è inferiore meno) l’organismo attingerà le 200 kcal mancante dal grasso che il corpo ha accumulato in gravidanza. È inoltre fondamentale che la donna beva molto seguendo la sete, soprattutto se il clima è secco e caldo, come avviene anche in inverno, con il riscaldamento: acqua, tisane, bevande analcoliche, succhi di frutta o quello che si preferisce. Le evidenze scientifiche suggeriscono che non esistono cibi cui dare la preferenza e cibi da evitare e che il neonato accetta di buon grado il sapore che il latte assume dopo che la nutrice abbia ingerito per esempio spezie o alcune verdure di sapore forte come asparagi, cavoli, cipolle). Una dieta varia regala al latte sapori via via diversi e quindi aiuta a far maturare il senso del gusto del piccolo. In caso di predisposizione familiare alle allergie la raccomandazione è di mantenere una dieta libera se possibile: se la nutrice evita degli alimenti per un periodo di tempo prolungato potrebbe scatenare una vera e propria allergia alla loro reintroduzione. In questi casi è bene seguire i consigli del pediatra.
È utilissimo riposarsi
La diminuzione della secrezione lattea può avvenire anche a causa di emozioni violente o stress psicologici se questi comportano una separazione dal bambino e quindi una minore frequenza di poppate. Sarebbe opportuno, anche se talvolta è impossibile, che la donna avesse serenità intorno a lei, dormisse diverse ore di fila almeno una volta nelle 24 ore e conducesse una vita il più possibile in sintonia con il bambino. Per le prime sei settimane, il tempo necessario perché il seno produca il fabbisogno di latte realmente tarato sulle necessità del bambino, sarebbe meglio accantonare per quanto possibile tutte le altre faccende, come i lavori di casa, gli impegni professionali, il battesimo e altri impegni. E’ consigliabile fare un riposino tra una poppata e l’altra, per recuperare le forze, approfittando del pisolino del bambino. Quando la madre è stressata, provata da un dolore o sfiduciata, il riflesso di emissione del latte può essere inibito: tuttavia è un fenomeno transitorio se si ricorre al sostegno competente di professionisti o volontari che aiutano le madri a riacquistare la fiducia in sé e la sicurezza necessarie a superare l’ostacolo.
Allattare in tutto relax
Se la madre lo desidera, l’allattamento deve avvenire in condizioni di quiete e tranquillità, con il papà a proteggere il più possibile l’intimità di cui il piccolo e la mamma hanno bisogno. Durante la poppata la bocca del neonato deve contenere non solo il capezzolo ma anche buona parte dell’areola mammaria. Il mento è appoggiato sul seno e la testa del bimbo è rivolta all’insù per permettergli di respirare senza dover schiacciare il seno con le dita. Il corpo del neonato è allineato con la testa ed il sederino ben sostenuto per evitare che scivoli verso il basso causando fastidiose trazioni al capezzolo. L’attacco inadeguato può dare origine a capezzoli dolenti e ragadi, a ingorgo mammario dovuto il più delle volte ad un seno non ben svuotato e insoddisfazione del bambino che vuole alimentarsi di continuo o rifiuta di succhiare. Inoltre, diminuisce la produzione di latte. Le poppate dovrebbero essere iniziare in alternanza sul seno destro, poi su quello sinistro. E’ bene lasciare che il bambino succhi parte tutto il tempo che vuole se l’attacco è corretto. Non è la durata della poppata a causare ragadi ed indolenzimenti. La poppata, una volta avviato l’allattamento può svolgersi solo da una parte sola del seno, se il bambino è soddisfatto.
Sahalima Giovannini
Con la collaborazione della dott.ssa Silia Armeni
Neonatologo a Roma
ottobre 24, 2012 12:00 pm
L'allattamento
I primi giorni di allattamento sono fondamentali: per non andare in crisi in attesa della montata lattea, per non cedere alla tentazione di dargli (o fargli dare) aggiunte nel timore che il proprio latte non sia sufficiente, insomma per non mandare a monte l’allattamento al seno ancor prima di cominciare .
I primi giorni di vita nel neonato sono molto importanti per l'allattamento al seno. Ecco i consigli su come cominciare bene, messi a punto con l'aiuto di Paola Paschetto, consulente professionale in allattamento materno IBCLC, sulla base di quanto consigliato dagli organismi sanitari nazionali e internazionali che si occupano di allattamento al seno.
Abbi fiducia, ce la puoi fare! Sappi che tutte le donne hanno le potenzialità per allattare e che la percentuale di donne che per motivi fisiologici non possono nutrire il proprio figlio al seno è pari solo all’1 per cento. Le altre 99 sono perfettamente in grado di allattare, basta partire col piede giusto.
Comincia ad allattarlo il prima possibile Prima attacchi al seno tuo figlio, meglio è: l’ideale sarebbe entro due ore dalla nascita o anche prima, se possibile, perché in quel momento l’istinto di suzione è altissimo e fondamentale perché il bambino riceva il colostro, il siero che viene secreto prima dell’arrivo della montata lattea e che contiene un cocktail di anticorpi preziosissimi per il suo sistema immunitario ancora immaturo. Per questo è tanto importante il contatto pelle a pelle tra mamma e bambino subito dopo il parto. Sono molti gli ospedali che lo incentivano, a volte anche dopo il cesareo.
Viva l'allattamento a richiesta. La prima regola per allattare esclusivamente al seno è assecondare le richieste del bebè. Più il neonato si attacca, più si stimola la produzione del latte, in un gioco di domanda e offerta che soddisfa in pieno le esigenze del bambino ed aiuta ad evitare i fastidiosissimi ingorghi dei primi giorni di allattamento.
Allatta senza orologio alla mano L’allattamento al seno non vuole regole rigide: niente poppate da 10 minuti per seno o poppate ogni 3 ore. Il bambino deve potersi attaccare tutte le volte che vuole e per tutto il tempo che vuole: quando sarà sazio, sarà lui stesso a staccarsi spontaneamente o addormentarsi. È vero però che, un po’ per volta, il bambino impara a fare i pasti con un ritmo più regolare, ma non bisogna credere che questo avverrà in pochi giorni!
Lo ripetiamo: attaccalo a richiesta! Soprattutto nei primi giorni, il bebè sembra insaziabile: ha da poco finito di bere, si addormenta ed ecco che, dopo neanche mezz’ora, reclama ancora latte. È tutto normale: nelle prime settimane il bebè cerca nel seno non solo nutrimento, ma anche consolazione e conforto. In più l’alimento materno, essendo molto digeribile, viene presto assimilato, quindi è naturale che dopo poco tempo il piccolo ne chieda ancora.Evita la doppia pesata Pesare il bambino prima e dopo la poppata rischia solo di generare ansie: ci sono poppate in cui beve di più, altre in cui fa solo pochi sorsi, alcune in cui il latte ha una composizione meno ricca di proteine, altre in cui è più grasso e nutriente, quindi sazia anche con quantità inferiori. Per controllare la sua crescita, ti basterà pesarlo una volta alla settimana nei primi mesi, per poi diradare via via la frequenza delle pesate fino a una al mese. Se hai dubbi controlla quanti pannolini bagna: se sono almeno 6/8 nelle 24 ore e se si scarica almeno 2 o 4 volte, significa che mangia bene ed è idratato.
Metti in conto le poppate notturne Soprattutto nelle prime settimane, il bambino ha bisogno di mangiare a intervalli più o meno regolari e non fa certo distinzione tra ore diurne e notturne, quindi è normale che anche la notte si svegli per succhiare. Mettilo in conto e accetta di buon grado i suoi risvegli. Magari per maggiore comodità nei primi tempi potrai tenere il bambino in una culla accanto al tuo letto, così ti sarà più comodo gestire le poppate. Ricorda infine che durante le ore notturne è più attiva la prolattina, l’ormone responsabile della produzione del latte: un motivo in più per non perdere un appuntamento così importante!
Il bebè dorme, dormi anche tu! Si sa, i primi giorni arriveranno le visite di parenti e amici che vorranno conoscere il neonato. Non fartene un cruccio se la casa non è in perfetto ordine: gli ospiti capiranno! Anzi, se hai una mamma o una sorella disponibile, approfittane per farti aiutare nelle faccende di casa, altrimenti, rimanda tutto quello che non è davvero indispensabile. Cerca piuttosto di riposarti quando anche il bebè dorme, così quando si sveglierà sarai più rilassata e disponibile nei suoi confronti e affronterai con più serenità i risvegli notturni. L’allattamento al seno è un impegno importante, non farti distrarre da attività inutili!
domenica 23 aprile 2017
Il cordone ombelicale
è il collegamento tra feto e placenta, tra mamma e bambino. Alla nascita viene tagliato. Ma qual è la sua funzione? E cosa succede dopo la nascita?
è il collegamento tra feto e placenta, tra mamma e bambino. Alla nascita viene tagliato. Ma qual è la sua funzione? E cosa succede dopo la nascita?
Il cordone ombelicale collega il feto alla placenta, e serve a nutrire il bambino quando si trova nella pancia della madre. Il cordone contiene tre vasi sanguigni: una vena e due arterie. La vena porta sangue ossigenato e ricco di nutrienti dalla placenta al feto, mentre le due arterie trasportano il sangue non ossigenato dal feto alla placenta. La sua consistenza è gelatinosa, di colore biancastro, lungo dai 50 ai 60 centimetri e spesso 2 cm. È resistente e poco comprimibile. Il suo aspetto tortuoso è dovuto al fatto che le due arterie sono attorcigliate attorno alla vena. Da un'estremità del cordone c'è la connessione con la placenta, mentre l'altra estremità si inserisce nell'ombelico del feto. È un elemento così ricco di cellule staminali (le cellule base destinate a formare tutti gli organi) da poter essere anche donato e conservato per la ricerca scientifica e le cure sulle malattie del sangue.
Cosa succede dopo la nascita?
Subito dopo il parto, il cordone ombelicale viene tagliato di circa 8-10 centimetri. Viene chiuso con un elastico o con una molletta di plastica, e avvolto con una garza sterile asciutta. Il primo respiro del neonato e il taglio del cordone ombelicale trasformano la circolazione sanguigna del bambino. È in questo momento che inizia la doppia circolazione, venosa e arteriosa, indispensabile per la vita. Il neonato può respirare normalmente e vivere distaccato dalla madre.
Quando cade?
Quello che rimane del cordone ombelicale cade abbastanza presto. I vasi ombelicali restanti nella parte recisa si trombizzano rapidamente, e il cordone ancora attaccato all'ombelico si essicca, assumendo un colore bruno-nerastro. Di norma il cordone si stacca e cade tra il quinto e il decimo giorno di vita. Anche dopo la caduta, è meglio continuare a medicare l'ombelico per qualche giorno, finché non si è cicatrizzato del tutto.
sabato 22 aprile 2017
Il deficit di vitamina K nel neonato può condurre a emorragie severe con elevata morbidità e mortalità. Questa condizione è conosciuta come “emorragia da deficit di vitamina K” (vitamin K deficiency bleeding, VKDB), dizione che ha sostituito quella di malattia emorragica del neonato (MEN).
La vitamina K è un cofattore enzimatico essenziale per l’attività biologica dei fattori della coagulazione vitamina K-dipendenti. Il deficit di vitamina K determina il rilascio di proteine inattive nella cascata della coagulazione che possono essere dosate. La carenza di vitamina K nel periodo neonatale e nel secondo-terzo mese di vita è associata a rischio emorragico responsabile del quadro clinico di VKDB.
Alla nascita i livelli di vitamina K nel plasma del neonato sono bassi, in quanto tale vitamina ha un passaggio molto scarso attraverso la placenta; inoltre l’intestino del neonato è sterile e la sintesi della vitamina K endogena inizia con la comparsa della flora batterica intestinale. L’assorbimento della vitamina K è strettamente dipendente dalla disponibilità intestinale di bile, che può essere carente in presenza di una colestasi anche misconosciuta. In corso di una colestasi l’assorbimento delle vitamine liposolubili (tra cui la vitamina K) è ridotto1. I lattanti che sono allattati esclusivamente al seno hanno un aumentato rischio di VKDB tardiva, soprattutto se presentano una colestasi non diagnosticata.
Il deficit di vitamina K può causare sanguinamento nei bambini nei primi 3 mesi di vita. La malattia è distinta convenzionalmente in tre forme: precoce, classica e tardiva.
Le sedi di sanguinamento sono cutanea e gastrointestinale; nella forma tardiva può tuttavia esserci frequentemente un interessamento intracranico (50-80% dei casi).
La forma precoce (6-12%) si manifesta entro le prime 24 ore di vita, quasi esclusivamente nei neonati figli di madri che assumono farmaci che inibiscono la vitamina K: anticonvulsivanti (carbamazepina, fenitoina, barbiturici), antitubercolinici (isoniazide e rifampicina), antibiotici, antagonisti della vitamina K (coumarin e warfarin). Si manifesta con cefalo-ematoma ed emorragie intracraniche e addominali. Non è prevenibile con la somministrazione di vitamina K al neonato, ma solo mediante supplementazione alla madre nei giorni prima del parto.
La forma classica si manifesta entro 24 ore - 7 giorni di vita ed è associata a ritardata o inadeguata alimentazione. Più lieve, contempla ematomi, maggiore sanguinamento dei punti di prelievo o a livello ombelicale o sanguinamento gastrointestinale. L’incidenza, un tempo descritta tra lo 0,25-1,5%, è ora stimata da 0,01% a 0,44% dopo l’introduzione della profilassi con vitamina K alla nascita.
La forma tardiva è stata descritta prevalentemente in presenza di una colestasi (a volte, come detto, misconosciuta) e soprattutto in chi è allattato esclusivamente al seno. Si manifesta tra la seconda settimana e i 6 mesi di vita.
Per la somministrazione durante il primo mese in Italia non esistono direttive univoche , sarà utile consultarsi col pediatra .
La vitamina K è un cofattore enzimatico essenziale per l’attività biologica dei fattori della coagulazione vitamina K-dipendenti. Il deficit di vitamina K determina il rilascio di proteine inattive nella cascata della coagulazione che possono essere dosate. La carenza di vitamina K nel periodo neonatale e nel secondo-terzo mese di vita è associata a rischio emorragico responsabile del quadro clinico di VKDB.
Alla nascita i livelli di vitamina K nel plasma del neonato sono bassi, in quanto tale vitamina ha un passaggio molto scarso attraverso la placenta; inoltre l’intestino del neonato è sterile e la sintesi della vitamina K endogena inizia con la comparsa della flora batterica intestinale. L’assorbimento della vitamina K è strettamente dipendente dalla disponibilità intestinale di bile, che può essere carente in presenza di una colestasi anche misconosciuta. In corso di una colestasi l’assorbimento delle vitamine liposolubili (tra cui la vitamina K) è ridotto1. I lattanti che sono allattati esclusivamente al seno hanno un aumentato rischio di VKDB tardiva, soprattutto se presentano una colestasi non diagnosticata.
Il deficit di vitamina K può causare sanguinamento nei bambini nei primi 3 mesi di vita. La malattia è distinta convenzionalmente in tre forme: precoce, classica e tardiva.
Le sedi di sanguinamento sono cutanea e gastrointestinale; nella forma tardiva può tuttavia esserci frequentemente un interessamento intracranico (50-80% dei casi).
La forma precoce (6-12%) si manifesta entro le prime 24 ore di vita, quasi esclusivamente nei neonati figli di madri che assumono farmaci che inibiscono la vitamina K: anticonvulsivanti (carbamazepina, fenitoina, barbiturici), antitubercolinici (isoniazide e rifampicina), antibiotici, antagonisti della vitamina K (coumarin e warfarin). Si manifesta con cefalo-ematoma ed emorragie intracraniche e addominali. Non è prevenibile con la somministrazione di vitamina K al neonato, ma solo mediante supplementazione alla madre nei giorni prima del parto.
La forma classica si manifesta entro 24 ore - 7 giorni di vita ed è associata a ritardata o inadeguata alimentazione. Più lieve, contempla ematomi, maggiore sanguinamento dei punti di prelievo o a livello ombelicale o sanguinamento gastrointestinale. L’incidenza, un tempo descritta tra lo 0,25-1,5%, è ora stimata da 0,01% a 0,44% dopo l’introduzione della profilassi con vitamina K alla nascita.
La forma tardiva è stata descritta prevalentemente in presenza di una colestasi (a volte, come detto, misconosciuta) e soprattutto in chi è allattato esclusivamente al seno. Si manifesta tra la seconda settimana e i 6 mesi di vita.
Per la somministrazione durante il primo mese in Italia non esistono direttive univoche , sarà utile consultarsi col pediatra .
Le prime 24 ore del neonato
Appena il bambino nasce, viene subito messo pelle a pelle a contatto con la mamma, che può tenerlo sul suo grembo per un po’, mentre il cordone ombelicale viene reciso (in termini tecnici si dice clampaggio del cordone ombelicale) .
Bagnetto e test di Apgar. Il papà assiste
Dopo un po’ di coccole, il neonato viene affidato alle puericultrici, che gli faranno il bagnetto e lo peseranno, ed al neonatologo, che effettuerà la prima visita per stabilire l’indice di Apgar (un test che prende in considerazione alcuni parametri per valutare la vitalità ed il benessere del bambino).
I primi vestiti e il braccialetto di riconoscimento
Infine, il piccolo viene vestito con gli indumenti che il neopapà ha precedentemente consegnato alle puericultrici e gli viene applicato uno speciale braccialetto, con un codice numerico identico a quello applicato alla mamma, così da evitare confusioni. In genere a tutte queste operazioni assiste attentamente anche il papà (preoccupato che gli sostituiscano il bambino!!!).
Intanto la mamma espelle la placenta …
Nel frattempo, la mamma resta sul lettino della sala parto, dove si attende il secondamento, l’ultima fase del parto nella quale l’utero, grazie ad un’ultima contrazione, espelle la placenta. In genere il secondamento avviene entro un quarto d’ora, favorito se necessario da delicate pressioni addominali effettuate dall’ostetrica.
… e le mettono i punti, se serve
Dopo l’espulsione della placenta, il ginecologo fa la sutura di eventuali lacerazioni spontanee o dell’episiotomia, se necessario con una piccola anestesia locale per alleviare il fastidio.
Per due ore si sta vicino alla sala parto
“Terminate finalmente le procedure post parto, la mamma viene portata in una stanzetta attigua alla sala parto” spiega la ginecologa, “dove dovrà restare per due ore circa, durante le quali le ostetriche controlleranno più volte le perdite uterine per verificare che non ci siano emorragie improvvise. In caso di episiotomia, se si nota una tumefazione della ferita si applica localmente una sacca con del ghiaccio, molto utile anche per alleviare il dolore”.
Parto cesareo, serve qualche controllo in più
La stessa prassi viene seguita anche se si è fatto il parto cesareo, anche se i controlli proseguono anche dopo le due ore. “Il taglio cesareo viene monitorato per tutta la durata della degenza in ospedale, poiché talora si formano raccolte di sangue nei tessuti superficiali e sotto la fascia muscolare, mentre molto più raramente la ferita si infetta” sottolinea Rossana Sarli. “Comunque ogni giorno si cambia il cerotto e si osserva la ferita, fino al giorno delle dimissioni; per la rimozione dei punti invece occorrerà tornare in ospedale due giorni dopo)”.
Il bebè viene attaccato al seno
Terminati i controlli e la toeletta, il bebè viene riportato alla mamma, che puòsubito attaccarlo al seno: un momento molto emozionante, in cui finalmente la mamma può riabbracciare il ‘frutto delle sue fatiche’, ma anche un momento importante, perché l’attaccamento precoce consente un avvio ottimale dell’allattamento, in più la suzione stimola le contrazioni uterine che favoriscono il ridimensionamento dell’utero e scongiurano il rischio di emorragie. In queste due ore anche il neopapà resta nella saletta, mentre amici e parenti devono rassegnarsi ad aspettare fuori (e meno male, perché è un momento molto intimo in cui la nuova famiglia non deve avere intromissioni esterne!).
Mamma e bimbo tornano in reparto
Trascorse le due ore, mamma e bimbo (e papà) tornano in reparto: se è previsto il rooming in, il bimbo viene da subito messo nella culletta accanto alla mamma, altrimenti viene portato al nido.
Parenti e amici salutano il piccolo
Per le visite come funziona? Ancora una volta dipende dall’organizzazione dell’ospedale: se in alcune strutture i parenti possono entrare in orari stabiliti e conoscere il piccolo da vicino nella stanza della mamma, in altre il bambino durante gli orari di visite viene portato al nido e qui è possibile vederlo attraverso una vetrata. In ogni caso conviene già prima del parto chiedere ad ostetriche e puericultrici come funziona e far presente già da prima se si preferisce evitare contatti ‘ravvicinati’ del bimbo con visitatori un po’ troppo invadenti!
venerdì 21 aprile 2017
I nostri figli
I figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi.
Sono loro l’essenza del vostro sorriso.
Sono sangue e carne della vostra carne
ma non il vostro sangue e la vostra carne
Loro sono i figli e le figlie della fame che la vita ha di se stessa.
Attraverso di voi giungono, ma non da voi.
E benché vivano con voi, non vi appartengono.
Affidategli tutto il vostro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita è una strada che sempre procede in avanti e mai si ferma sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti.
È l’Arciere che guarda il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama egli il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.
K. Gibran
I figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi.
Sono loro l’essenza del vostro sorriso.
Sono sangue e carne della vostra carne
ma non il vostro sangue e la vostra carne
Loro sono i figli e le figlie della fame che la vita ha di se stessa.
Attraverso di voi giungono, ma non da voi.
E benché vivano con voi, non vi appartengono.
Affidategli tutto il vostro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita è una strada che sempre procede in avanti e mai si ferma sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti.
È l’Arciere che guarda il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama egli il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.
K. Gibran
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