martedì 19 settembre 2017

Una lettera commovente destinata a mamma e papà

Il reparto di maternità di un ospedale scozzese NHS Ayrshire ha pubblicato sullapagina Facebook una lettera davvero confortante destinata a tutte le mamme e i papà, perché lo staff crede che possa essere data a ogni nuovo genitore prima che lasci l’ospedale e cominci i propri passi da solo con i suoi bambini.

“Cari mamme e papà.

Per favore tenete questa lettera in un luogo dove potete leggerla e rileggerla quando le cose sono difficili e vi sentite giù.

Per favore non aspettatevi troppo da me come neonato o troppo da voi stessi come genitoriDiamoci 6 settimane come regalo per la mia nascita, 6 settimane per permettermi di crescere, evolvermi, maturare e diventare più stabile e prevedibile – sei settimane per voi per assestarvi e rilassarvi e consentire ai vostri corpi di tornare alla normalità.

Per favore allattatemi quando ho fame, non ho mai conosciuto la fame nella vostra pancia e gli orologi e il tempo significano poco per me.

Per favore tenetemi in braccio, cullatemi, baciatemi, toccatemi, spupazzatemi e canticchiate per me. Ero sempre chiuso nel vostro grembo e non sono mai stato solo prima.

Per favore perdonatemi se piango molto. Non sono un tiranno inviato per far sentire la vostra vita miserabile, l’unico modo per farvi capire che non sono felice è quando piango, sopportatemi e in poco tempo, visto che crescerò, spenderò meno tempo a piangere e più a socializzare.

Per favore prendetevi del tempo per scoprire chi sono, perché sono differente da voi e quanto posso portare a voi. Guardatemi attentamente e vi dirò come accudirmi, consolarmi e farmi essere contento.

Per favore ricordate che sono resiliente e che posso sopportare tutti i vostri errori naturali che commetterete con me. Finché li farete con amore, non posso esserne danneggiato.

Per favore non siate delusi se non sono il bambino perfetto che vi aspettavate o non siate delusi con voi stessi se non siete dei genitori perfetti

Per favore prendetevi cura di voi stessi, fate una dieta equilibrata, riposatevi e fate esercizio così quando siamo insieme avete la pazienza e l’energia per prendervi cura di me. La cura per un bambino esigente è un maggior riposo della mamma.Per favore prendetevi cura della vostra relazione. Quanto buono può essere un legame famigliare se non c’è una famiglia con cui posso legare. Tenete “la grande immagine” in mente. Sarò così per un periodo molto breve, anche se adesso vi sembra eterno. Nonostante io possa aver rivoltato la vostra vita da cima a fondo, per favore ricordatevi che le cose torneranno alla normalità. “Gioite di me: non sarò nuovamente così piccolo!”




martedì 5 settembre 2017

Studi sugli adiuvanti nei vaccini

RIFLESSIONI SULLA SICUREZZA DELL’ALLUMINIO COME ADIUVANTE NEI VACCINI

 10 MAR , 2017

a cura della Dott.ssa Emma Pistelli

In una intervista di Anne Sophie Novel apparsa su Le Monde il 10-02-2017 dal titolo “Adjuvants des vaccins: ‘comprendre qu’en matière de sécurité tout était faux fut un choc’“, Romain Gherardi, responsabile del Centro di patologia neuromuscolare dell’ospedale Henri-Mondor (Val de Marne), ha illustrato le sue tesi sui possibili effetti degli adiuvanti a base di alluminio presenti nei vaccini. E’ stato tra i primi ad avere individuato la miofascite macrofagica come possibile reazione all’uso di tale sostanza. Questa patologia, a detta del ricercatore, era dapprima sconosciuta, “la abbiamo visto apparire nel 1993, ed è da lì che abbiamo capito che viene indotta dall’alluminio. Siamo andati avanti sorpresa dopo sorpresa, scoprendo l’origine vaccinale di tale lesione (dal 1926 il 60% dei vaccini contengono adiuvanti a base alluminica per rinforzare la risposta immunitaria) e abbiamo continuato capendo che l’innocuità di tali adiuvanti non si basa su nessuna base sperimentale solida.” Nell’intervista dichiara inoltre che” apprendere che, in materia di sicurezza degli adiuvanti, fosse tutto errato, frammentario e irragionevole è stato uno choc. Scoprire il funzionamento delle agenzie sanitarie è stato un ulteriore choc.”  Continua sottolineando che “gli studi sugli effetti a lungo termine degli adiuvanti sono scarsi o assenti” e che “è stato necessario inviare il primo articolo scientifico sull’origine vaccinale della miofascite macrofagica a tredici giornali diversi prima che uno di questi accettasse di affrontare finalmente il problema. Gherardi sottolinea l’importanza di studiare gli effetti a lungo termine degli adiuvanti, che possono manifestarsi anche a distanza di anni e come il fattore “tempo” sia “elemento capitale nella strategia delle agenzie della salute di fronte a segnali sanitari inattesi, complessi o imbarazzanti. Sperano sempre che il problema si risolva spontaneamente col tempo. In effetti, il segnale si attenua spesso progressivamente, come accadde con gli effetti secondari segnalati dopo la campagna di vaccinazione di massa contro l’epatite B degli anni ’90. Dubitare, relativizzare, allungare gli iter e le procedure fino allo sfinimento permette di annegare l’eco iniziale nei rumori di fondo generali. I responsabili eventuali possono allora andare tranquillamente in pensione…” L’Autore ribadisce che occorre contemporaneamente mantenere una copertura vaccinale protettrice della popolazione e sviluppare le ricerche necessarie a definire la sicurezza degli adiuvanti, concludendo: “Dico alle persone reticenti ai vaccini che l’essere umano è costruito per far fronte in permanenza ad un gran numero di antigeni, e che il problema principale da risolvere è quello della particolare suscettibilità di alcuni individui agli adiuvanti a  base di alluminio. Dico ai grandi industriali, come Sanofi, che oltre all’obiettivo della crescita del fatturato del proprio segmento di mercato, le cui mire sono di passare dai 5 miliardi del 2005 ai 100 miliardi nel 2025 di giro d’affari mondiale con la sola vendita di vaccini, che è nel loro interesse ridurre da oggi l’esposizione globale delle popolazioni agli adiuvanti, lavorando sulla comprensione di fattori quali la suscettibilità individuale e ottimizzare la sicurezza dei loro prodotto”.

L’ultimo studio pubblicato su tale argomento è dell’aprile 2016, e porta la firma di R.K. Gherardi, J. Aouizeratea, J. Cadusseaua, S. Yaraa, F.J. Authier, tutti medici francesi e tutti medici esperti in malattie neuro-muscolari. Il titolo è “Aluminum adjuvants of vaccines injected into the muscle: Normal fate, pathology and associated disease”[1] Ne facciamo una sintesi.

L’alluminio è aggiunto a molti vaccini, in uso nell’età pediatrica e non, come adiuvante. Lo scopo dell’adiuvante, nella progettazione del vaccino, è quello di stimolare una maggiore risposta immunitaria, soprattutto potenziando la risposta immunitaria umorale o Th2, cioè la produzione di anticorpi. Non ci sono evidenze che possa aumentare anche la risposta cellulo-mediata o Th1. L’adiuvante dovrebbe, secondo le intenzioni, aumentare la ritenzione dell’antigene del vaccino nella sede d’inoculazione dello stesso e/o mantenere la persistenza del vaccino, nella sede d’inoculazione, per un tempo sufficiente. Infatti, l’adiuvante, in questo caso l’alluminio, aumentando il tempo di permanenza nella sede d’inoculazione, dovrebbe facilitare il sistema immunitario nel produrre una risposta anticorpale adeguata. Sempre secondo le intenzioni, si produrrebbero dei depositi di alluminio extracellulare, che in tempi più o meno rapidi, sarebbero sciolti da alcuni acidi organici, quali l’acido malico, l’acido citrico e l’acido lattico, che avrebbero un’azione chelante nei confronti dell’alluminio. L’alluminio, ridotto in forma ionica (Al 3+) e quindi reso idrosolubile, sarebbe poi eliminato dall’organismo, in tempi ragionevolmente brevi, attraverso le urine. In realtà, grazie a studi condotti sugli animali, si sono documentate cose diverse. Innanzitutto, non si ha produzione di depositi extracellulari di alluminio, ma le nano-strutture costituite dal composto di alluminio, sono rapidamente inglobate da monociti che, carichi del metallo pesante, entrano, con un meccanismo simile a un “cavallo di Troia” nel tessuto linfatico di altri organi anche molto distanti dal sito d’inoculazione, come il fegato, i reni, la milza e infine il cervello. La rapidità con cui i monociti catturano l’alluminio annullerebbe l’azione prevista dall’adiuvante, cioè allungare i tempi di esposizione dell’antigene evocando una maggiore risposta anticorpale. Sono state fatte altre osservazioni. A distanza di mesi e di anni dal vaccino, se si pratica una biopsia nel muscolo deltoide sede d’inoculazione, in una certa percentuale della popolazione vaccinata, si riscontra una lesione istopatologica, denominata Miofascite Macrofagica (MMF). E la cosa sorprendente è che, in chi manifesta una lesione MMF, spesso si associano sintomi clinici quali artromialgia, affaticamento cronico e deficit cognitivi. Lo studio che stiamo commentando, riguarda proprio la valutazione di pazienti che si sono recati in centri specializzati per la diagnosi e la cura dei sintomi di cui sopra e che sono stati sottoposti a biopsia del muscolo deltoide. Gli autori avevano osservato che negli anni ’90 in Francia, erano cresciuti, in modo esponenziale, tali disturbi e avevano ipotizzato che il fenomeno dovesse ricondursi all’incremento, su scala nazionale, della vaccinazione anti-epatite B e al passaggio dall’inoculazione sottocutanea a quella intramuscolare di tutte le vaccinazioni. Valutazioni e correlazioni simili sono state fatte in altri paesi come gli USA, Israele, il Brasile, l’Australia, evidenziando un fenomeno che supera i confini e diventa planetario.

La cosa preoccupante è che si continua ad affermare la totale sicurezza degli adiuvanti contenenti alluminio, senza conoscere perfettamente la loro farmacocinetica (questa è una branca della farmacologia che studia quantitativamente l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l’eliminazione dei farmaci) o, peggio, affidandosi a ipotesi scientifiche ormai superate. Uno studio che aveva assolto questi adiuvanti e “accertato” la loro innocuità, è uno studio in cui a due conigli erano stati inoculati adiuvanti contenenti alluminio 26, cioè un isotopo radioattivo. Al 28° giorno, l’escrezione dell’isotopo era del 6% per il coniglio che era stato perfuso con Ossiidrossido di alluminio e del 22% per il coniglio che aveva ricevuto l’Idrossifosfato di Alluminio, confidando che col tempo anche l’alluminio ancora trattenuto nell’organismo, in tempi più o meno brevi, sarebbe stato eliminato, grazie al fenomeno della “solubilizzazione” dell’adiuvante in ioni di alluminio. All’esame autoptico l’alluminio fu trovato a livello di reni, milza, fegato, cuore, linfonodi e cervello. Un altro limite di questa ricerca è che non furono indagati, con esame istologico, i muscoli sede d’inoculazione e i linfonodi della zona d’inoculazione.

  L’alluminio come adiuvante dei vaccini, sia umani sia veterinari, compare per la prima volta nel 1926. E’ presente in molti vaccini e si trova in due formulazioni chimiche:

Ossi-idrossido di alluminio (Alhydrogel)Idrossifosfato (Adjufosf)

L’ossi-idrossido di Alluminio lo troviamo nel vaccino anti-tetanico, sia come vaccino singolo sia nell’esavalente Infanrix Hexa; è presente anche nel vaccino anti-Epatite A (Havrix). E’ presente anche nei vaccini per immunoterapia sottocutanea dell’allergia. L’ossifosfato si trova nel vaccino anti-epatite B, nel singolo e nell’esavalente; nel vaccino anti-Pneumococcico (Prevenar 13) e nel Vaccino anti-Papilloma Virus (Gardasil). Giusto per fare qualche esempio.

Da un punto di vista chimico, sono entrambi composti di particolati [2], ma mostrano differenze sostanziali a livello strutturale e fisico-chimico; infatti, l’Ossiidrossido di alluminio ha una morfologia cristallina, nota come Bohemite, mentre l’idrossifosfato è amorfo. L’ossiidrossido di Alluminio costituisce, grazie ai legami idrogeno, degli aggregati capaci di trattenere l’acqua e di formare un gel stabile con elevate capacità di assorbimento nei confronti degli antigeni. L’idrossifosfato di alluminio, a causa del numero inferiore di gruppi idrossilici di superficie, mostra avere minori capacità assorbenti.

La Miofascite Macrofagica (MMF) è stata descritta per la prima volta nel 1998 ed è costituita da un granuloma contenente alluminio e presente solitamente nel muscolo deltoide del braccio, ma anche nel quadricipite della coscia, che sono le sedi elettive d’inoculazione del vaccino. La lesione MMF è evidenziabile con la biopsia e da un punto di vista isto-patologico presenta caratteristiche comuni: è localizzata, è costituita da macrofagi basofili con contenuto intra-citoplasmatico granulare PAS[3]positivo, presenti nella parte periferica del muscolo, nella sua fascia perimuscolare o nel tessuto adiposo. A volte si accumulano linfociti B e formano follicoli linfoidi all’interno degli infiltrati di macrofagi. Si hanno lesioni vasculitiche e infiltrati linfocitici perivascolari. Le miofibrille interessate direttamente da questi infiltrati appaiono atrofiche. Tra i macrofagi ci sono depositi di lamelle di collageno e conseguente fibrosi. Mentre nel ratto queste lesioni MMF si manifestano entro 3 settimane dall’inoculazione dell’adiuvante e persistono per un anno, nell’uomo tendono a essere più persistenti e si ritengono “patologiche” se perdurano dopo i due anni. Non si tratta di una semplice cicatrice nella sede d’inoculazione ma esprime un’incapacità, di certi soggetti predisposti, di ripulire il muscolo dall’alluminio. La lesione MMF non si associa solo a effetti locali. I macrofagi, carichi del metallo pesante, raggiungono altri siti dell’organismo, quali milza, fegato e infine cervello: questo è stato osservato nei topi cui è stato iniettato alluminio, prontamente catturato dai monociti che poi si distribuiscono nel tessuto linfatico di tutto l’organismo fino a raggiungere il sistema nervoso. Tutto questo giustifica la sindrome clinica che si associa alla lesione MMF, e cioè: Artromialgia diffusa, affaticamento cronico e deficit cognitivi.

Di recente, è stato proposto di includere la lesione MMF tra le Sindromi Autoimmuni/Infiammatorie indotte da Adiuvanti (Sindromi ASIA), alla stregua della Siliconosi (nei portatori di protesi di silicone), della Gulf War Syndrome e di altre condizioni post-vacciniche.

Da tempo conosciamo l’azione tossica dell’alluminio, specialmente a carico del sistema nervoso. Altera le funzioni cognitive, la memoria, il controllo psico-motorio, danneggia la barriera emato-encefalica, altera la neuro-trasmissione e quindi l’attività delle sinapsi. Inoltre favorisce l’ossidazione, deprime il metabolismo del glucosio a livello cerebrale e, di conseguenza, le funzioni mitocondriali, interferisce con la trascrizione genica e, infine, favorisce l’aggregazione e il deposito di ß-amiloide[4].

Le ricerche condotte dagli autori dell’articolo, hanno evidenziato una stretta associazione tra pazienti con MMF e mialgia (90%) maggiore dei pazienti con mialgia ma senza MMF (45%). Le mialgie iniziano agli arti inferiori e compaiono già nell’anno successivo alla vaccinazione, in media dopo sette mesi. Le mialgie si estendono alla parte superiore del corpo, interessando i muscoli paravertebrali e poi gli altri muscoli. Sembra che sia conservata la forza muscolare, anche se sono compromesse le fibre nervose sensoriali. A differenza dei pazienti affetti da fibromialgia, questi pazienti con lesione MMF non hanno zone trigger per cui difficilmente rientrano nei criteri diagnostici ACR 1990 per la fibromialgia. Le artralgie interessano gli arti superiori e inferiori, nelle zone distali e prossimali e sono peggiorate dallo sforzo fisico. L’affaticamento cronico è il secondo sintomo per importanza e, a volte, per alcuni periodi, può essere l’unico sintomo presente prima che si manifesti il dolore. L’87% la descrive come forte debolezza; il 93% si vede costretto a ridurre le attività quotidiane, il 53% riferisce anche minore efficienza mentale, oltre che fisica. L’ultimo aspetto riguarda la compromissione delle facoltà cognitive che è presente dal 20 al 68% dei pazienti con MMF. Sono presenti perdita di memoria, sbalzi di umore, confusione mentale. Dai test neuro-psichiatrici sembra che le disfunzioni cognitive siano secondarie ad alterazioni cortico-subcorticali combinate a disconnessione interemisferica. Queste anomalie sono state documentate con la PET, che ha evidenziato un’anomalia dl metabolismo del glucosio a livello della corteccia occipitale, dei lobi temporali, del sistema libico e del cervelletto. Con la Risonanza Magnetica, si è riscontrata un’ipo-perfusione di amigdala, ippocampo e nucleo caudato. Tuttavia, queste immagini non sono specifiche e quindi non utili ai fini della diagnosi di MMF. Anche gli esami di laboratorio sono di poco aiuto; l’unica evidenza è l’aumento, spesso transitorio, dei livelli sierici di Creatina Chinasi (CK). Per cui, in presenza di un aumento di CK, sarebbe utile praticare una biopsia del muscolo deltoide o ricercare una miopatia su basi infiammatorie o immunitarie. Non è presente alluminio nel sangue. Nei pazienti MMF si riscontrano più frequentemente malattie autoimmuni, come sclerosi multipla, tiroiditi autoimmuni, dermatomiositi, artrite reumatoide, sindrome di Siogren.

Il commento a conclusione di quest’articolo potrebbe essere il seguente:

L’alluminio è stato aggiunto come adiuvante perché dovrebbe migliorare la risposta anticorpale dell’organismo, aumentando il tempo di permanenza, nel sito d’inoculazione, dell’antigene. In realtà, l’alluminio è subito sequestrato dai macrofagi e disseminato nel tessuto linfatico fino ad arrivare al cervello, che è, più di ogni altro organo, sensibile all’azione di questo metallo pesante. Quindi l’alluminio non servirebbe allo scopo per cui è stato aggiunto nei vaccini e, mancando gli effetti “positivi”, rimangono sono gli effetti tossici. La farmacocinetica degli adiuvanti contenenti alluminio non è nota perfettamente, per cui sarebbe utile indagarla più a fondo ed evitare d’inoculare “alla cieca” sostanze così misteriose nel loro meccanismo d’azione. A proposito di farmacocinetica, faccio osservare che nei foglietti illustrativi dei vari vaccini in commercio, si avverte che per i vaccini non sono previste valutazioni di farmacocinetica[5]. Ma il vaccino, oltre all’antigene, presenta altri componenti e non sarebbe doveroso indagarne la farmacocinetica?

Nello studio si dice anche che non tutti quelli che sono vaccinati sviluppano una lesione MMF e la sindrome a essa collegata. Esiste una suscettibilità individuale. In alcuni pazienti con MMF, ma non in tutti, si è visto l’aumento di una citochina (CCL2-MCP-1) che favorisce la penetrazione di nanomateriali nel cervello. Non essendo un’alterazione specifica, il dosaggio di questa citochina non aiuta nella diagnosi. Sicuramente un dato certo sulla suscettibilità individuale però lo conosciamo. Sappiamo infatti che la suscettibilità all’aggressione di metalli pesanti, aumenta sotto il primo anno di vita, quando la barriera emato-encefalica è immatura e, anche in assenza dell’aumento di certe citochine, la probabilità di superarla, è molto alta.

Ringraziamo il dott. Julien Luginbühl per la segnalazione e la traduzione dell’intervista

[1] http://dx.doi.org/10.1016/j.morpho.2016.01.002 1286-0115/© 2016 Elsevier Masson SAS

[2] Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

[3] La reazione PAS (acido periodico – reattivo di Schiff) è una reazione istochimica, che evidenzia, colorandoli in rosso magenta, componenti tessutali contraddistinti da gruppi glicolici o aminoidrossilici adiacenti

[4] La produzione anomala di beta-amiloide è la causa di molte malattie neurodegenerative; ad esempio la malattia di Alzheimer.

[5] Così recita il foglietto informativo di Infanrix Hexa: 5.2 Proprietà farmacocinetiche: La valutazione delle proprietà farmacocinetiche non è richiesta per i vaccini.

 Alluminio, Emma Pistelli, Featured, vaccini


venerdì 1 settembre 2017

OLIO DI COCCO PER LA MAMMA E IL NEONATO



L’olio di cocco naturale è veramente un ottimo alleato della mamma e del bebè, quest’olio infatti è particolarmente ricco diAcido Laurico (che si trova nel latte materno) e quindi puoi usarlo in sicurezza:

– per il bagnetto e per il cambio del pannolino: puoi mettere poche gocce di olio di cocco nell’acqua per il bagnetto infatti l’olio di cocco ha proprietàantimicrobiche, antivirali, antimicotiche e idrata particolarmente la pelle del bambino. Usato regolarmente per detergere il tuo bebè sulla zona del cambio, qualche goccia su un telo morbido, previene le irritazioni da pannolino.

– per la crosta lattea: poche gocce distribuite sulla testa, attendi una decina di minuti e poi rimuovi con un piccolo panno morbido.

– per la pelle del neonato in generale: eruzioni cutanee, acne del neonato, arrossamenti, eczemi, dermatiti, piccole infezioni, ecc.

– per le punture di insetti: massaggiare una piccola quantità di olio sulla puntura

– per i problemi della dentizione e come dentifricio per i primi dentini: massaggiando una piccola quantità sulle gengive o sui denti.

Ma l’olio di cocco è prezioso anche per la mamma, puoi usarlo per la pelle del viso, del corpo come idratante, antinvecchiamento, antismagliature per lapulizia del viso, dei denti, per rinforzare le unghie e soprattutto per la bellezza dei capelli (maschera, lozione post o pre shampoo, trattamento punte) che spesso dopo il parto necessitano di molte cure, per curare icapezzoli irritati dall’allattamento. Inoltre il consumo di olio di cocco come alimento (3 cucchiai circa al giorno) arricchisce la produzione di latte.

NOTA BENE!: In commercio esistono molte qualità di olio cocco, controlla che l’olio di cocco sia puro (OLIO DI COCCO EXTRA VERGINE BIOLOGICO) , ovvero olio vegetale ricavato dal cocco con il metodo più naturale (senza raffinazione, imbiancamento o profumazione), solo in questo caso l’olio conserva tutte le proprietà e può essere ingerito e usato senza problemi sulla pelle del neonato. A temperatura ambiente l’olio di cocco puro ha una consistenza simile al burro, diventa liquido riscaldandolo nella mano o quando la temperatura è superiore i 20°.




venerdì 18 agosto 2017





Come il latte materno protegge il neonato

Autore: Dott. Jack Newman MD FRCPC

Titolo originale: "How Breast Milk Protects Newborns"

Alcune molecole e cellule contenute nel latte umano aiutano attivamente il bambino ad allontanare le infezioni.

I medici sanno da tanto tempo che i bambini allattati al seno contraggono meno infezioni di quelli nutriti artificialmente. Fino a tempi abbastanza recenti, la maggior parte dei medici presumeva che i bambini allattati al seno stavano meglio, semplicemente per il fatto che il latte fornito direttamente dalla mammella è assente di batteri. Il latte artificiale, invece, che spesso deve essere mescolato con acqua e versato nel biberon, può facilmente contaminarsi. Ma anche i bambini che ricevono latte artificiale sterilizzato soffrono maggiormente di meningiti, infezioni all'intestino, alle orecchie, alle vie respiratorie e al tratto urinario rispetto ai bambini allattati al seno.

Il motivo, si è scoperto, è da ricercarsi nel fatto che il latte materno aiuta attivamente in vari modi i neonati ad evitare di contrarre malattie. Questo aiuto ha particolari benefici durante i primi mesi di vita quando cioè il neonato, spesso, non è in grado di disporre di una valida risposta immunitaria contro gli organismi estranei. L'UNICEF e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, anche se non è la regola nelle maggior parte delle culture industrializzate, consigliano di allattare al seno per "due anni ed oltre". La risposta immunitaria del bambino, infatti, non raggiunge la sua piena potenza fino all'età di cinque anni circa.

Tutti i bambini ricevono qualche copertura prima della nascita. Durante la gravidanza, la madre trasmette anticorpi al feto attraverso la placenta. Queste proteine circolano nel sangue del neonato per settimane o mesi dopo la nascita, neutralizzando i microbi oppure marcandoli per la distruzione da parte delle cellule immunologiche fagociti che 'mangiano' e distruggono batteri, virus e residui di cellule. Ma i bambini allattati al seno ricevono una protezione extra dagli anticorpi, da altre proteine e dalle cellule immunitarie che si trovano nel latte materno.

Una volta ingerite, queste molecole e cellule aiutano ad evitare che microrganismi penetrino nel tessuto organico. Alcune molecole si legano ai microbi dentro le cavità del tratto gastrointestinale (lumen). In questo modo impediscono ai microbi di attaccarsi alla mucosa (lo strato di cellule, anche conosciuto come epitelio, che copre il tratto digestivo ed altre cavità del corpo) per attraversarla. Altre molecole diminuiscono la disponibilità di certi minerali e vitamine nel tratto digestivo di cui i batteri pericolosi hanno bisogno per sopravvivere. Certe cellule immunitarie nel latte umano sono dei fagociti che attaccano i microbi direttamente. Altre producono delle sostanze chimiche che rafforzano la propria risposta immunitaria del neonato.

Gli anticorpi nel latte materno

Gli anticorpi, che vengono anche chiamati immunoglobuline, sono divisi in cinque gruppi di base, indicati come Ig G Ig A, Ig M, Ig D e Ig E. Tutti si trovano nel latte umano, ma il più abbondante in assoluto sono le Ig A ed, in particolare, la forma conosciuta come Ig A secretorie, che si trova in grande quantità in tutto l'intestino e nelle vie respiratorie degli adulti. Questi anticorpi sono composti da due molecole Ig A congiunte ed una componente cosiddetta secretoria che sembra protegga le molecole degli anticorpi dal venire digerite dagli acidi gastrici e dagli enzimi digestivi dello stomaco e dell'intestino. Neonati che sono allattati artificialmente hanno meno mezzi a disposizione per combattere gli agenti patogeni ingeriti finchè non cominciano a produrre da soli le Ig A secretorie, spesso settimane o addirittura mesi dopo la nascita.

Le molecole Ig A secretorie, trasmesse al neonato quando succhia al seno, hanno una utilità ancora maggiore rispetto alla loro abilità di imprigionare i microrganismi e tenerli lontani dal tessuto organico. In primo luogo perchè gli anticorpi che vengono trasmessi al neonato sono in grado di approntare un'ottima difesa contro gli agenti patogeni dell'ambiente stretto che circonda il bambino. La madre sintetizza anticorpi quando ingerisce, inala o viene in altro modo a contatto con agenti che provocano malattie. Ogni anticorpo che viene trasmesso al bambino mira in modo specifico a quel particolare agente patogeno; cioè si lega ad una singola proteina o ad un antigene che si trova sull'agente patogeno e non spreca tempo attaccando delle sostanze irrilevanti. Siccome la madre produce soltanto anticorpi contro gli agenti patogeni del suo ambiente, il neonato riceve la protezione di cui ha maggiormente bisogno, contro gli agenti infettivi che con più probabilità potrà incontrare durante le prime settimane di vita.

In secondo luogo, gli anticorpi che il bambino riceve ignorano i batteri utili che normalmente si trovano nell'intestino. Questa flora batterica serve a frenare la crescita di organismi pericolosi ed offre, pertanto, ulteriori misure di resistenza. I ricercatori non sanno ancora come fa il sistema immunitario della madre a saper produrre gli anticorpi soltanto contro gli agenti patogeni e non contro i batteri normali. Comunque funzioni, questo processo favorisce la moltiplicazione di "batteri utili" nell'intestino del neonato.

Le molecole Ig A secretorie, inoltre, proteggono ulteriormente il bambino da danni, perchè al contrario di altri anticorpi, riparano il neonato dal pericolo di ammalarsi, senza causare infiammazioni - un processo con il quale varie sostanze chimiche distruggono i microbi, ma possono anche danneggiare parti di tessuto sano. La membrana della mucosa nell'intestino infantile ancora in sviluppo è molto delicata ed un eccesso di queste sostanze chimiche può provocare dei danni considerevoli. E' interessante notare che le Ig A secretorie, probabilmente, sono anche in grado di proteggere la superficie di mucose diverse dall'intestino. In tanti paesi, in modo particolare nel Medio Oriente, nella parte occidentale del'Sudamerica e nel Nordafrica, le donne mettono un po' di latte materno negli occhi dei loro neonati per trattare localmente le infezioni. Non so se questo rimedio sia mai stato testato scientificamente, ma ci sono dei motivi teorici per credere che funzioni. Probabilmente funziona, almeno in alcuni casi, altrimenti questa pratica si sarebbe estinta.

Una ricchezza di molecole utili

Oltre alle Ig A secretorie nel latte umano si trovano tante altre molecole che evitano l'attaccarsi da parte dei microbi alla superficie delle mucose. Gli oligosaccaridi, catene semplici di zucchero, imitano i siti di collegamento attraverso i quali i batteri possono entrare dentro le cellule che coprono il tratto intestinale. Questi zuccheri perciò riescono ad intercettare i batteri, trasformandoli in complessi innocui che il bambino espelle con le feci. Il latte umano, inoltre, contiene delle grandi molecole chiamate mucine che includono una grande quantità di proteine e carboidrati. Anche loro sono capaci di attaccarsi ai batteri e ai virus ed eliminarli.

Le molecole nel latte hanno anche altre preziose funzioni. Ogni molecola di una proteina chiamata lattoferrina, per esempio, si può legare a due atomi di ferro. Siccome tanti batteri patogeni prosperano con il ferro, la lattoferrina ferma la loro crescita rendendo il ferro non disponibile a loro. Quest'attività è particolarmente efficace perchè blocca la proliferazione di organismi che spesso sono causa di serie malattie nei neonati, incluso lo Stafilococco aureus. La lattoferrina interrompe anche il processo con il quale i batteri digeriscono i carboidrati, limitando ulteriormente la loro crescita. Allo stesso modo, alcune proteine che legano la B12, privano, come il loro nome suggerisce, i microrganismi di vitamina B12. Il fattore bifidus, uno dei fattori del latte umano scoperto fra i primi, protegge dalle malattie promuovendo la crescita dell'organismo benefico, chiamato Lactobacillus bifidus. Gli acidi grassi liberi presenti nel latte possono danneggiare le membrane di virus protetti da un "involucro", come i virus del vaiolo, che sono pacchetti di materiale genetico rivestiti da corazze proteiche. Anche l'interferone, trovato in particolare abbondanza nel colostro - lo scarso, qualche volta giallognolo, latte che la madre produce nei primi giorni dopo il parto - ha forti attività antivirali. La fibronectina, inoltre, presente in grande quantità nel colostro, riesce a rendere alcuni fagociti più aggressivi in modo che questi riescano ad ingerire i microbi anche se non sono stati segnalati da nessun anticorpo. Come le Ig A secretorie, la fibronectina minimizza le infiammazioni; sembra anche che aiuti a riparare il tessuto dai danni causati dalle infiammazioni.

Difese da parte di cellule

Come le molecole difensive, anche le cellule immunitarie abbondano nel latte materno. Sono composti da globali bianchi oppure leucociti che combattono le infezioni da soli e attivano gli altri meccanismi di difesa. La più impressionante quantità è stata trovata nel colostro. La maggior parte delle cellule è costituita da neutrofili, un tipo di fagociti che normalmente circolano nel sangue. Lo studio del loro comportamento consente di ipotizzare che i neutrofili continuano ad agire nell'intestino del neonato come fagociti. Solo che sono meno aggressivi dei neutrofili del sangue e virtualmente scompaiono dal latte materno sei settimane dopo il parto. Pertanto si può pensare che hanno qualche altra funzione, come ad esempio la protezione della mammella dalle infezioni.

Le cellule bianche più abbondanti nel latte materno dopo quelle appena dette sono i macrofagi, che sono fagociti come i neutrofili e che svolgono una serie di altre funzioni protettive. Circa il 40% di tutti i leucociti nel colostro sono macrofagi. Questi sono molto più attivi dei neutrofili del latte ed esperimenti fatti recentemente suggeriscono che sono più mobili dei loro equivalenti nel sangue. A parte il fatto che sono dei fagociti, i macrofagi del latte materno producono lisozima, incrementando il loro numero nel tratto gastrointestinale del bambino. Il lisozima è un enzima che distrugge i batteri rompendo la parete delle cellule.

I macrofagi, inoltre, possono raccogliere nel tratto intestinale i linfociti per farli combattere contro gli invasori. Il rimanente 10% delle cellule bianche nel latte è costituito da linfociti. Circa il 20% delle cellule sono linfociti B che fanno aumentare il numero degli anticorpi, le rimanenti sono linfociti T, che uccidono le cellule infette direttamente oppure mandano dei messaggi chimici che mobilitano ancora altri componenti del sistema immunitario. I linfociti del latte sembrano comportarsi differentemente dai linfociti del sangue. Quelli del latte, per esempio, proliferano in presenza di Escherichia coli, un batterio che può causare malattie che minacciano la vita del neonato, ma reagiscono con molto meno prontezza dei linfociti del sangue verso gli agenti che presentano una minore minaccia per il neonato. I linfociti del latte fabbricano anche tante sostanze chimiche - incluso i gamma-interferone, i fattori che inibiscono la migrazione e fattori monociti chemotattici - che possono rafforzare la propria risposta immunitaria del bambino.

Ulteriori benefici

Tanti studi hanno dimostrato che alcuni fattori nel latte umano possono indurre il sistema immunitario del neonato a maturare più velocemente di quanto possa farlo con l'allattamento artificiale. Per esempio, i bambini allattati al seno producono un livello superiore di anticorpi in risposta ai vaccini. Certi ormoni nel latte materno (come il cortisole) e delle proteine più piccole (incluso il fattore di crescita dell'epidermide, il fattore di crescita dei nervi, i fattori di crescita di una sostanza simile all'insulina e la Somatomedina C) agiscono chiudendo la mucosa, la cui superficie nei neonati non è ancora ben chiusa, rendendola relativamente impermeabile agli agenti patogeni indesiderati ed altri pericolosi agenti. Studi fatti sugli animali, infatti, hanno dimostrato che lo sviluppo post-natale dell'intestino avviene più velocemente negli animali nutriti con il latte della loro madre. E animali che hanno anche ricevuto il colostro, che contiene la più grande concentrazione di fattori di crescita della epidermide, maturano ancora più rapidamente.

Altri componenti sconosciuti nel latte materno stimolano nel bambino la propria produzione di Ig A secretorie, lattoferrina e lisozima. Tutte queste tre molecole sono state trovate in quantità maggiore nelle urine di bambini allattati al seno che in quelli allattati artificialmente. Solo che i bambini allattati al seno non sono in grado di assorbire queste molecole del latte materno nel loro intestino. Sembra, quindi, che queste molecole vengano prodotte nella mucosa del tratto urinario del neonato. In altre parole, sembra che bambini allattati al seno inducono un'immunità locale nel tratto urinario.

Recenti studi clinici sostengono questa teoria perchè dimostrano che neonati allattati al seno hanno meno probabilità di contrarre infezioni nel tratto urinario. Infine, alcune osservazioni suggeriscono che un fattore sconosciuto nel latte umano potrebbe indurre i bambini allattati al seno a produrre loro stessi più fibronectina dei bambini allattati artificialmente.

Pertanto, il latte materno è veramente un liquido affascinante che fornisce al bambino molto più che solo nutrimento. Li protegge contro le infezioni finchè non sono in grado di proteggersi da soli.

Ulteriore lettura (in inglese)

MUCOSAL IMMUNITY: THE IMMUNOLOGY OF BREAST MILK. H. B. Slade and S. A. Schwartz in Journal of Allergy and Clinical Immunology, Vol. 80, No. 3, pages 348-356; September 1987.

IMMUNOLOGY OF MILK AND THE NEONATE. Edited by J. Mestecky et al. Plenum Press, 1991.

BREASTFEEDING AND HEALTH IN THE 1980'S: A GLOBAL EPIDEMIOLOGIC REVIEW. Allan S. Cunningham in Journal of Pediatrics, Vol. 118, No. 5, pages 659-666; May 1991.

THE IMMUNE SYSTEM OF HUMAN MILK: ANTIMICROBIAL, ANTIINFLAMMATORY AND IMMUNOMODULATING PROPERTIES. A. S. Goldman in Pediatric Infectious Disease Journal, Vol. 12, No. 8, pages 664-671; August 1993.

HOST-RESISTANCE FACTORS AND IMMUNOLOGIC SIGNIFICANCE OF HUMAN MILK. In Breastfeeding: A Guide for the Medical Profession, by Ruth A. Lawrence. Mosby Year Book, 1994.

Pubblicato sul mensile SCIENTIFIC AMERICAN - Dicembre 1995 Volume 273 Numero 6 Pagina 76

copyright © "SCIENTIFIC AMERICAN"

Traduzione a cura di Ulrike Schmidleithner - info ( at ) allattiamo.it -
La pagina originale in inglese si trova qui





mercoledì 9 agosto 2017

Pannolini  ecologici


Abbandonare l’uso dei pannolini usa e getta tradizionali ed orientarsi verso i pannolini ecologici consente di non esporre la pelle dei nostri bambini a sostanze tossiche e al rischio di dermatiti da contatto; con questa guida scopriremo insieme i marchi di pannolini ecologici disponibili sul mercato italiano.

Il dilemma…quali pannolini scegliere?!

La pancia cresce, la bimba scalcia quotidianamente e con questi cambiamenti in corso iniziano a farsi strada nella mia mente alcuni dubbi e domande mooolto pratici uno dei quali è relativo alla scelta dei pannolini!
Vista la mia indole tendente all’ecologico sto quindi vagliando le varie ipotesi a disposizione ma non sono ancora giunta ad una decisione definitiva anche perché, essendo questo il mio primo figlio, non so esattamente come me la caverò all’inizio…
Se da una parte vorrei sentirmi sicura nell’andare verso la soluzione dei pannolini lavabili dall’altra però temo che, soprattutto nei primissimi tempi, questa soluzione possa rivelarsi un po’ troppo onerosa per me alle prime armi e quindi penso che mi orienterò almeno all’inizio verso l’uso di pannolini ecologici usa e getta .

Pannolini tradizionali vs pannolini ecologici

Perché penso ai pannolini ecologici e non a quelli tradizionali? Perché, anche se i rischi sono ancora da dimostrare, si ritiene che molte delle sostanze utilizzate nella produzione dei pannolini tradizionali siano tossiche e non a caso causino frequentemente dermatiti da contatto.
pannolini ecologici usa e getta
Essi sono costituiti da una parte filtrante a contatto col sederino, una parte interna formata da polpa di cellulosa e da SAP (ovvero Super Absorbent Parts) e da una parte esterna costituita da pellicole impermeabili in polipropilene e polietilene unite ad adesivi, elastici e nastri.
Alcuni tipi di SAP sono a base vegetale ma la maggior parte è costituita da polimeri quali silicati, acrilati e simili o derivati del petrolio; nelle produzioni a basso costo i granelli di SAP, simili ad una sabbiolina bianca, non risultano ben amalgamati all’interno del cuore assorbente pertanto, dato che la maggior parte dei pannolini ha uno strato molto sottile che separa il cuore assorbente dall’esterno, può capitare che piccoli cristalli di SAP passino attraverso questo strato e vadano direttamente a contatto con la pelle con tutti gli effetti negativi che potete immaginare se la SAP non è a base vegetale.
Le aziende attente all’eco-sostenibilità fanno il possibile per limitare l’uso di SAP tuttavia, per quanto minima, è utile che una parte di gel superassorbente venga utilizzata, altrimenti il pannolino avrebbe uno spessore più che doppio e quindi creerebbe problemi di traspirabilità, difficoltà di movimento, ingombro.
Oltre al tema della biodegradabilità altro aspetto che sto valutando è lo sbiancamento con cloro della parte assorbente del pannolino; il problema principale legato alla sbiancamento con cloro è il sottoprodotto di tale attività, la diossina, una tossina altamente persistente che può essere inalata, ingerita o assorbita attraverso la pelle e che può essere la causa di svariati problemi che arrivano fino al cancro. Tutti i pannolini sono in un qualche modo sbiancati tuttavia esistono aziende che utilizzano alternative più sicure del cloro pertanto evitare prodotti sbiancati con cloro è sicuramente il primo passo per andare nella direzione di scegliere prodotti più verdi.


I marchi di pannolini ecologici disponibili sul mercato italiano

Ma, mettendo da parte la teoria generale sui pannolini (se ne potrebbe scrivere un libro e non è questo l’obiettivo di questo post!)…quali sono i marchi di pannolini ecologici o quasi disponibili sul mercato per noi italiani?
La domanda potrebbe sembrare facile ma vi assicuro che cercare di rispondervi per me non lo è stato assolutamente anzi ha richiesto ore ed ore di ricerche online su siti italiani ed europei scontrandosi tra l’altro con una presenza praticamente nulla di schede che illustrino i materiali utilizzati per la produzione dei pannolini pertanto trovandosi a doversi fidare delle generiche dichiarazioni presenti sui siti dei produttori o sulle confezioni!
Il risultato della mia ricerca è, rigorosamente in ordine alfabetico per marca, in questo post e spero che sia il più esaustivo possibile ma sarò grata a chiunque possa e voglia aggiungere il proprio contributo!
pannolini ecologici usa e getta Babycharme Natural
BabyCharm Natural
Si tratta di un marchio di pannolini prodotto dalla tedesca Ontex (la stessa azienda che produce il ben più noto marchio Moltex di cui vi parlerò dopo) e per ora scarsamente diffuso in Italia (personalmente l’ho visto solo nello store online Bimboside).

pannolini ecologici usa e getta Bambo Nature
Bambo Nature
Si tratta di pannolini certificati Nordic Ecolabel e prodotti dall’azienda danese, Abena; alcune taglie sono disponibili su Amazon, a questo link: Pannolini Bambo Nature – Amazon
Caratteristiche:
  • strato assorbente formato da polpa di cellulosa proveniente da foreste sostenibili e da un ridotto quantitativo di SAP;
  • sbiancamento chlorine-free;
  • nessun agente chimico usato durante la produzione: no sbiancanti ottici, profumi, oli essenziali, eliminatori di odore etc.. ;
  • biodegradabilità complessiva 80%
pannolini ecologici usa e getta Beaming Baby
Beaming Baby -> campioni prova QUI e recensione QUI
Prodotti in Inghilterra e spediti in tutto il mondo tramite il sito Beaming Baby, possono vantare una biodegradabilità complessiva pari al 65%; volendoli acquistare dall’Italia sono disponibili, anche sotto forma di abbonamento mensile dal sito Latte Pannolini oppure sotto forma di pacchi multipli su Amazon (link: Pannolini Beaming Baby – Amazon)
Caratteristiche:
  • film a contatto con la pelle del bambino in cotone traspirante e amido di mais;
  • film protettivo esterno in cotone traspirante e amido di mais;
  • strato assorbente interno in cotone ed amido di mais;
  • bande elastiche contenitive e parti adesive in materiale plastico riciclabile.
pannolini ecologici usa e getta Bebè Nature
Bebè Nature -> recensione QUI
Si tratta di pannolini 100% Made in Italy, dermatologicamente testati; sono venduti online nello store Miscappalapipi ma anche in diverse farmacie; alcune taglie sono vendute, sempre da Miscappalapipi anche su Amazon, con spedizioni gratuite per gli abbonati Prime.
Caratteristiche:
  • realizzati con materiali naturali: la cellulosa è sbiancata senza additivi chimici;
  • tessuto di superficie, 100 % traspirante, soffice e confortevole;
  • strato assorbente, formato da cellulosa di origine naturale e polimeri super assorbenti.
Pannolini ecologici usa e getta Biobabby
Biobabby -> recensione QUISi tratta di un marchio di pannolini rinomato del mercato francese, per la fabbricazione di prodotti ecologici e biologici ed in vendita in Italia tramite lo shop online Phytosefak .
Caratteristiche
  • Composti al 100% da materiali biodegradabili.
  • Nucleo assorbente realizzato al 100% in cellulosa biodegradabile, proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile
  • Velo di mantenimento in cellulosa e amido di mais biodegradabile al 100%
  • Rivestimento esterno in polietilene a nido d’ape e traspirante, con decorazioni  realizzate con inchiostri vegetali
  • Packaging completamente biodegradabile.
bio baby pannolini ecologici

Bio Baby

Non sono riuscita a trovare molte informazioni al riguardo ma sembra che questi pannolini vantino un 30% di sostanze chimiche in meno rispetto ai pannolini tradizionali e che i loro materiali e imballaggi siano in grado di biodegradarsi nel giro di 3-6 anni contro i 400 anni necessari per i pannolini tradizionali. Sono acquistabili su Amazon
pannolini ecologici usa e getta Delora
Delora
Altro marchio di pannolini ecologici prodotti in Europa, più precisamente in Germania dall’azienda Riboth Ltd che vanta più di 20 anni di esperienza nella produzione di pannolini.
Caratteristiche
  • film protettivo esterno 100% biodegradabile e compostabile, derivato da mais non GMO;
  • strato assorbente interno composto da cellulosa proveniente da foreste rinnovabili certificate e chlorine-free;
  • biodegradibilità complessiva tra 65 e 67%, a seconda della taglia.

pannolini ecologici usa e getta happy

Happy -> campioni prova QUI
Si tratta di pannolini prodotti dall’azienda polacca TZMO e distribuiti in Italia da Natural Wool da Settembre 2014; al momento è possibile reperirli sia in alcuni negozi online (come Altramoda ed Ecococcole, QUI una lista più completa) che in svariati punti vendita fisici come  spacci pannolini (in Emilia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana) e nella catena di negozi Io Bimbo. Dato che la loro distribuzione fisica  è in continua evoluzione per aggiornamenti l’ideale è seguire l’apposita pagina facebook !
Caratteristiche:
  • vasta disponibilità di taglie, inclusa una taglia 0 per prematuri
  • grande attenzione alla vestibilità: le taglie piccole sono dotate, ad esempio, di un’apertura speciale per il cordone ombelicale
  • senza derivati del petrolio e senza lattice nelle chiusure
  • non sbiancati con cloro
  • estratto di thè verde decongestionale (ma solo nelle taglie più grandi per non dare fastidio alla pelle ancora immatura dei piccoli)
Tra l’altro, oltre ai pannolini, la linea Happy comprende numerosi altri articoli per la prima infanzia quali shampoo, salviette, olio etc…
pannolini ecologici usa e getta Libero
Libero -> campioni prova QUI e recensione QUI
Si tratta di pannolini prodotti dall’azienda svedese SCA e distribuiti in Italia da Tena; possono essere acquistati online nello store Tena, su Amazon (link: Pannolini Libero – Amazon), su famideal.it ma sono anche disponibili in numerosi punti vendita diretti (io ad es. ne ho trovato un buon assortimento nella catena BimboStore).
Caratteristiche:
  • Senza additivi come lozioni o profumazioni;
  • Produzione a ridotto impatto ambientale in tutte le fasi: scelta dei fornitori, processo di produzione, scelta dei materiali, design, forma e packaging;
  • Certificazione Nordic Ecolabel.
love & green

Love & Green

Chlorine-free, privi di coloranti e petrolati sono prodotti in Francia e sono stati lanciati sul mercato nel 2011 dai supermercati Leclerc. La cellulosa del loro strato assorbente è certificata FSC mentre lo strato impermeabile esterno è in amido vegetale OGM free; anche il packaging esterno è riciclabile. Anche loro sono reperibili su Amazon
pannolini ecologici usa e getta Moltex

Moltex -> campioni prova QUI e recensione QUI
Si tratta di pannolini prodotti dalla tedesca Ontex, forse il marchio più conosciuto nel settore pannolini “ecologici”, ed acquistabili sia in diversi punti vendita fisici (NaturaSì ma anche catene più generiche quali BimboStore) che in diversi shop online italiani e su Amazon .
Caratteristiche:
  • Materiali provenienti per il 50% da fonti rinnovabili;
  • Cellulosa chlorine-free;
  • Gel assorbente biodegradabile per il 20% (quindi l’80% è composto da acrilati non bio-degradabili);
  • Film traspirante di protezione 100% biodegradabile;
  • Pannolino dichiarato “skin friendly”;
  • Biodegradibilità complessiva superiore al 50%.
pannolini ecologici nappynat
Nappynat campioni omaggio QUIrecensione QUI
Un nuovo marchio di pannolini biodegradabili e compostabili nato nel 2014 dall’iniziativa di Olive srl, tutto made in Italy (progettazione inclusa) e dermatologicamente testato dall’Università di Pavia. Sono in corso di ottenimento altre certificazioni quali la Nordic Ecolabel e Allergy Certified. Da Giugno 2015 sono distribuiti in diversi negozi fisici  e sono acquistabili anche online su Amazon (che applica uno sconto di quasi 3€/pacco  rispetto al prezzo di listino e li spedisce gratuitamente in 1 giorno per chi sottoscrive Prime), Family Nation, LattePannolini, Prodottisologas e Greenmama.
Caratteristiche:
  • materie prime in gran parte di origine vegetale e spesso ottenute da scarti agricoli
  • fluff assorbente in cellulosa certificata FSC e non trattata con cloro
  • privi di ftalati e bisfenoli
  • filtranti e barriere fecali in 100% PLA
  • barriere antifuoriuscita in biopolimero di Materbi traspirante
  • decori con colori ad acqua atossici e certificati per uso igienico
  • confezione esterna in biofilm
pannolini ecologici usa e getta Naty
Naty by Nature Babycare -> campioni prova QUII pannolini Naty sono frutto dell’iniziativa di una mamma svedese Marlene Sandberg, e della sua volontà di produrre prodotti ecologici per la cura di donne e bambini; in Italia, oltre sono presenti in alcuni shop online tra cui Seibimbo e nei negozi Auchan; Amazon ne vende solo alcune taglie (link: Pannolini Naty – Amazon)
Caratteristiche:
  • strato assorbente interno in cellulosa chlorine-free;
  • film protettivo esterno a base di mais non OGM, chlorine-free e privo di plastica;
  • nessun uso di profumazioni aggiunte.
pannolini ecologici usa e getta Naturaè
Naturaè
Si tratta di pannolini prodotti dall’italiana WIP acquistabili sul sito Wip, nei negozi NaturaSì o in altri negozi biologici e attraverso gruppi di acquisto solidali. Mi pare però di aver capito che l’azienda sia una delle tante vittime della crisi che attraversa tutto il nostro paese e che quindi gli articoli che si vedono ancora in vendita siano destinati all’esaurimento 🙁
Caratteristiche:
  • Parte assorbente realizzata con una combinazione di bio-polimeri e materiali eco-compatibili/sostenibili e quindi biodegradabili all’80%: cellulosa TCF proveniente da foreste coltivate e igienizzata senza uso di cloro e SAP sintetico (acrilati) ben inserito all’interno della cellulosa
  • Parte filtrante di origine vegetale ovvero fibra PLA (INGEO), ottenuta dal mais;
  • Film barriera in Mater-Bi, elastomeri composti da materiale biodegradabile e bande di chiusura a pressione prive di adesivi solventi.
pannolini ecologici usa e getta Pingo
Pingo -> campioni prova QUI e recensione QUI
Si tratta di pannolini prodotti in Svizzera e acquistabili sia direttamente dal produttore (sia sul suo sito web che su Amazon dove sono disponibili dei mega-pacchi: Pannolini Pingo – Amazon) che dal distributore italiano Bimbotta che ha diverse sedi sparse in Italia nonchè uno store online.
Caratteristiche:
  • design del prodotto con meno materiali;
  • nucleo assorbente in cellulosa certificata FSC;
  • prodotti utilizzando fonti energetiche rinnovabili con certificazione ‘Naturemade Star’ e compensando le emissioni di CO2 rimanenti con progetti certificati da myclimate.
pannolini ecologici usa e getta Vivicot Baby Bio
Vivicot Baby Bio
Si tratta di pannolini prodotti dall’italiana Sanicot e distribuiti da Fra che possono  essere acquistati presso i supermercati Esselunga, Panorama, Coop Firenze, presso Lattepannolini ed anche su Amazon .
Caratteristiche:
  • Naturali (80% cotone), biodegradabili e ipoallergenici;
  • Realizzati con cellulosa da foreste coltivate Europee (PEFC) e film traspirante in Mater-Bi®
pannolini ecologici usa e getta Wiona
Wiona
Pannolini prodotti in Germania e distribuiti in Italia tramite alcuni store online come Natura Bioallegra e Bebemio.
Caratteristiche
  • film protettivo esterno in materiale derivato da mais privo di GMO e quindi 100% biodegradabile;
  • strato assorbente interno a base di cellulosa proveniente da foreste sostenibili certificate BVQ e da SAP parzialmente biodegradabile (20%);
  • biodegradabilità complessiva attorno al 70%; il restante materiale è neutro quindi una volta bagnato può essere smaltito nell’umido.
xecco eco pannolini
XKKO ECO
Si tratta di un marchio di pannolini biodegradabili e compostabili ceco slovacco, realizzati al 98% con materie rinnovabili e biodegradabili (dopo l’eliminazione della parte adesiva sono biodegradabili e compostabili al 100%). I pannolini XKKO ECO sono certificati in base agli standard internazionali N13432 e ASTM6400 e secondo l’Oeko-Tex Standard 100 e sono rivenduti in Italia tramite Latte Pannolini .
Caratteristiche
  • strato esterno impermeabile costituito dalla speciale biopellicola PCL
  • strato interno a contatto con la pelle morbido e in fibre Ingeo TM (tessuto non tessuto realizzato con il polimero PLA).
  • nucleo interno assorbente composto da un mix di polpa di legno e SAP non tossico,nè geneticamente modificato né irritante.
  • non sono sbiancati né profumati.



martedì 8 agosto 2017

FAAM (Farmacie Amiche dell’Allattamento Materno):

Farmacia Campedello Via Riviera Berica 167 a Vicenza




. Prima Farmacia Amica dell’Allattamento Materno di Vicenza ,che è stata certificata dai Responsabili del Progetto Faam(progetto che ha avuto il patrocinio dell’Unicef). La farmacia Campedello ha ottenuto per prima il patrocinio del Comune di Vicenza. Presso la Farmacia Campedello dal gennaio 2010 le mamme possono usufruire gratuitamente, il 2° e l’ultimo venerdì del mese, della consulenza di Daniela Nicolin consulente IBCLC ed esiste uno spazio dedicato dove le mamme possono allattare ,cambiare e pesare il loro bambino gratuitamente su bilancia regolarmente certificata. Tutti i farmacisti della farmacia Campedello sono stati formati per accogliere in modo adeguato le mamme nel periodo dell’allattamento materno. Farmacia Campedello segue il Codice Internazionalenon esponendo al pubblico latti artificiali,biberon succhietti e alimenti vari. Tel 0444 240288 / 0444 533715 E-maillattematerno@farmaciacampedello.it


sabato 5 agosto 2017

PER IL BAGNETTO

Il neonato non ha bisogno di essere lavato con particolari prodotti detergenti tanto più quando è piccolo. Né ha bisogno di ricevere un bagnetto ogni giorno per lavarlo, si può scegliere di farglielo perché lui lo apprezza, si rilassa, perché è un momento dedicato a lui. Ma altrimenti,basta un bagnetto quando se ne sente l’esigenza o una o 2 volte alla settimana. Mentre il sederino verrà deterso ogni volta sia necessario.



Già al momento della nascita possiamo chiedere in sala parto di lavare il piccolo solo con acqua e senza detergenti. La maggior parte dei bambini che nascono a casa non vengono lavati, eppure profumano di buono!

Il neonato ha bisogno che il suo odorato e la sua pelle vengano rispettati, senza che vi siano spalmate sostanze che lo inquinano, che non gli sono necessarie e che spesso si dimostrano nocive o controproducenti.



Quando i bimbi sono più grandi e si sporcano di ogni cosa, non è sufficiente usare l’amido di mais. Consigliamo le semplici saponette naturali da agricoltura biologica, evitando qualunque bagnoschiuma il cui INCI non sia riconosciuto più che naturale. Le saponette sono molto più economiche dei bagnoschiuma. Sono anche più ecologiche perché sono solide, il che significa imballaggi ridotti e riciclabili perché in cartone (niente plastica); inoltre essendo solide possono derivare solo da olio e soda caustica. Invece i saponi liquidi, per essere tenuti nella formulazione “a miscela, fluido”, richiedono necessariamente altre sostanze.



Consigli pratici

Prima del bagnetto possiamomassaggiare il bebè con un olio naturale. Molto efficace risulta il semplice olio di mandorle dolci puro, da agricoltura biologica, non compratene quantità elevate (ne bastano poche gocce): essendo privo di conservanti potrebbe irrancidire, conservatelo in frigorifero, tranne una boccettina pronta all'uso. Molto buono è l’olio di calendula(ad es. quello della Weleda), meno unto di quello di mandorle, lenitivo e cicatrizzante. Possiamo usare anche olio di girasole bio, è leggero, inodore e non irrancidisce.

Dopo il massaggio, il bagnetto. (Alcuni preferiscono invertire l’ordine).

La soluzione più semplice ed efficacedisciogliere nell’acqua un cucchiaio di amido di mais (maizena) o amido di riso, e un cucchiaio di sale integrale.Nel caso di dermatite, solo amido di mais.


L'amido deterge delicatamente la pelle del bambino, il sale reintegra i sali minerali persi durante l'immersione. Poiché sono prodotti comuni e poco costosi, meglio se riusciamo ad acquistarli biologici.



PER I CAPELLI

Se il bimbo ha pochi capelli è sufficiente passare sulla testa del bimbo una spugna bagnata nell’acqua del bagnetto.

Se ha molti capelli, si può utilizzare uno shampoo baby naturale, avendo cura di usarne molto poco e diluendolo in acqua al momento (se conservato già diluito, può andare incontro a deterioramento). Sconsigliamo vivamente i prodotti presenti sul mercato tradizionale, in primo luogo quelli "di marca" dei negozi specializzati per bimbi. Nessuno di essi passa l'esame del bio-dizionario.

Shampoo, saponi e detergenti: i buoni e i cattivi

La pelle dei bimbi è più delicata di quella degli adulti, per questo alcuni prodotti e alcune saponette, seppur ottime per i grandi, risultano troppo aggressive per i piccoli che necessitano di prodotti più delicati.

Spesso si possono acquistare saponi fatti in casa, in quel caso basta chiedere a chi li produce se sono adatti ai più piccoli.

Tra i prodotti in commercio, si può scegliere la saponetta alla calendula Weleda, o qualsiasi altra contenga componenti sicuri al 100%; è sufficiente sciogliere pochissimo sapone sulla mano e frizionare con delicatezza i capelli del bimbo.

La saponetta al burro di chiuri di Officina naturae è più delicata di quella della Weleda. E' più difficile reperirla nei negozi, la si può ordinare in internet al sito www. officinanaturae.com.

Sempre di Officina naturae è ottimo il Detergente delicato senza profumo Natù, formulato senza profumi ed olii essenziali con tensioattivi derivati dall’olio di cocco e amido di mais. Utilizzabile sia per il sederino che per il bagnetto e i capelli (sempre usandone con parsimonia).


I figli

I nostri figli I figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi. Sono loro l’essenza del vostro sorriso. Sono sangue e carne ...