Sosteniamo le mamme: guida all' ascolto, Intervista
Come psicologa esperta in perinatalità, psicoterapeuta e ricercatrice ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
Sono responsabile dell’Ambulatorio per il Benessere Psicofisico della Donna (riconosciuto ONDA) nell’UO di Ostetricia e Ginecologia presso la Casa di Cura Sacro Cuore (IGreco Ospedali Riuniti). Dalla mia personale esperienza ritengo la psicologia perinatale un servizio necessario in un reparto di Ostetricia e Ginecologia, ecco perché ho proposto e avviato un servizio di psicologia che comprende vari settori e si articola in diverse attività quali l’assistenza in reparto con la somministrazione di scale psicodiagnostiche nel postpartum, il servizio di psicoterapia attraverso la creazione di un ambulatorio per diagnosi e cura di psicopatologie nel periodo pre e postnatale, il sostegno psicologico alla donna che lo richiede durante il travaglio ed il parto, i percorsi di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità ed infine la formazione degli operatori e i tirocini postlaurea e durante la specializzazione in psicoterapia per giovani psicologhe che vogliono approfondire questi temi. Fornire assistenza psicologica nel reparto significa fondamentalmente lavorare in un setting che non è familiare alla pratica psicoterapeutica perché i luoghi di lavoro sono molteplici, quali il letto della donna, il corridoio o la stanza travaglio, la sala parto o la sala operatoria. Individuare precocemente la predisposizione o l’eventuale comparsa di alcuni disturbi, permette una presa in carico precoce, attraverso un trattamento psicoterapeutico durante la gravidanza (o il puerperio), con tempi d’intervento e di cura, estremamente più rapidi, vista la contingenza della donna. Gli strumenti terapeutici principali rimangono l’ascolto, il sostegno e lo sviluppo di consapevolezza su competenze già presenti o da acquisire. Come psicoterapeuta cognitivo comportamentale lavoro molto su un trattamento strutturato che offre alla mamma un intervento efficace sia per se stessa che per la relazione madre-bambino, coinvolgendo la figura del papà e promuovendo la rete familiare e sociale.
Il mio obiettivo primario durante i percorsi di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità è offrire un’occasione di incontro per le mamme e i papà per promuovere la consapevolezza delle proprie competenze genitoriali attraverso il confronto dei propri pensieri e delle proprie emozioni nel gruppo. E' importante sottolineare come i percorsi di accompagnamento, rappresentano per me un osservatorio psicologico privilegiato dell’ultimo trimestre di gravidanza, per individuare alcune situazioni a rischio psicologico e per offrire eventuale supporto terapeutico. Inoltre il successivo incontro del gruppo programmato nel postpartum offre la possibilità di confrontare i vari vissuti delle mamme e identificare eventuali disagi.
Per il sostegno in reparto al lutto perinatale ho proposto delle linee guida di riferimento aderendo al protocollo suggerito dalla letteratura internazionale sulla morte pretermine, che sostengono gli operatori durante tutto il percorso che la mamma deve compiere per dare alla luce il suo bambino. I genitori dal momento dell’entrata in reparto e dalla successiva diagnosi sono adeguatamente accolti dal personale sanitario che provvede a chiamarmi. Il mio ruolo come psicologa è il sostegno immediato della coppia rispetto alla diagnosi di morte, e di successiva informazione di entrambi o solo il padre, del percorso che dovranno affrontare. Qualora la madre lo desideri, assicuro la mia presenza durante il travaglio e il parto, in sala parto o in sala operatoria. I tempi psicologici durante la gestione di un lutto perinatale sono veloci ma durano un’eternità, da qui la necessità di essere costantemente formati ad accogliere, lavorare, accettare e riconoscere le dinamiche psicologiche che si attivano a contatto della morte, in particolare di un bimbo.
Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
Come mamma di cielo e di terra ho conosciuto l’assenza del sostegno soprattutto nelle prime gravidanze, banco di prova di una maternità molto “studiata” ma scarsamente sostenuta e accompagnata. E tutto questo ha fatto nascere in me il bisogno di rispondere ai bisogni delle mamme e dei papà, ecco perché 4 anni fa ho ideato e fondato grazie alla collaborazione di meravigliose donne, mamme e professioniste l’Associazione Culturale MammacheMamme, una realtà a servizio delle famiglie del territorio dal preconcepimento in poi. L’ associazione nasce dalle nostre personali esperienze ed esigenze di madri, dal bisogno di rompere l‛isolamento in cui ci si trova a vivere, molte volte, in questo importante momento di vita e dal desiderio di costruire spazi di confronto e socializzazione, in cui crescere come persone e come genitori.
Partiamo dal presupposto che ogni madre ha necessità di essere curata per poter curare, accudita per poter accudire, incoraggiata per poter infondere sicurezza al proprio bambino.
Puntiamo, pertanto, a costruire questa rete, per diventare un punto di riferimento per le famiglie, dal pre-concepimento in poi.
Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?
Noi operatori che abbiamo il privilegio di accompagnare l’evento nascita e la genitorialità abbiamo il dovere di nutrire di consapevolezza il potere e il sapere già presente nella coppia genitoriale. Per fare questo, è necessario che l’operatore abbia lavorato sul suo sapere e a prescindere dal suo vissuto personale, imparato a vedere la coppia come custode di grandi risorse e possibilità; che abbia accettato i propri limiti nella sua storia e che conosca i confini di intervento ricordando a se stesso il proprio ruolo e i propri strumenti.
L’ascolto, l’accoglienza, il sostegno, il silenzio e la conoscenza del potere della coppia permette questo passaggio nutriente che conferisce ai mesi di endogestazione un valore educativo e di crescita per promuovere salute e benessere psicofisico.
Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Dovrebbe innanzitutto esserci e abbracciare in maniera trasversale i neogenitori sintonizzandosi sui bisogni quotidiani. Per fare questo è necessario imparare ad ascoltare davvero, non fornendo soluzioni precostituite, ma sollecitando le risorse e le competenze, di cui spesso, noi genitori, siamo portatori sani e inconsapevoli. Dovrebbe realizzare intorno ad ogni neogenitore quella rete di sostegno tanto citata, ma ahimè scarsamente presente e funzionale attraverso azioni concrete e contestualizzate. Come associazione presente sul territorio, proponiamo ogni mese una serie di attività di promozione e sostegno alle famiglie, oltre il lavoro quotidiano attraverso la pagina di facebook, il nostro sito e la creazione di gruppi di supporto online facilitati da psicologhe e mamme adeguatamente formate per fornire il sostegno alla pari. Il nostro motto è “Per allevare un bambino (ma anche una mamma e un papà) ci vuole un intero villaggio”, ecco noi vogliamo essere quel villaggio, ogni giorno, promuovendo sostegno e salute.
#SosteniamoLeMamme: cosa ti sentiresti di dire alle mamme che stanno per affrontare lo tsunami emotivo della maternità?
Direi che sono davvero coraggiose ad intraprendere questa avventura che ci fa ri-nascere come donne, e che ci trasforma in mamme senza snaturare la nostra natura. Ogni donna è portatrice sana di una diversità che rende il cammino verso la maternità, un percorso unico e scarsamente replicabile perché racconta di noi, della nostra storia e delle nostre radici. E ci ricorda il significato del prendersi cura, elemento essenziale da cui partire. Perché non possiamo prenderci cura del nostro bambino, se non iniziamo a prenderci cura di noi.
Come donne e mamme impariamo a chiedere aiuto e sostegno per sostenerci e per imparare a sostenere.
M. Cecilia Gioia, Phd, Psicologa-psicoterapeuta
Responsabile Ambulatorio Benessere Psicofisico della Donna,
Casa di Cura Sacro Cuore (IGreco Ospedali Riuniti)
Presidente Associazione Culturale MammacheMamme
giovedì 29 giugno 2017
lunedì 19 giugno 2017
In Italia scende la mortalità infantile
Dal Foglio
E così siamo entrati, secondo gli ultimi dati Istat riferiti al 2014, nel ristrettissimo club dei paesi con una mortalità infantile inferiore al tre per mille: meno di 3 bambini che muoiono nel primo anno di vita – il più duro, il più pericoloso – ogni 1.000 nati vivi. Tanto per rendere l’idea, questa mortalità era il 230 per 1.000 all’indomani dell’Unità, il 130 per 1.000 un secolo fa e il 40 per 1.000 ancora cinquant’anni fa. C’erano tante ragioni per usare, allora, per quanti si apprestavano a nascere, l’espressione “lotteria della vita”, entrare nella lotteria della vita. Quei tempi sono passati, la temibile mortalità infantile è scesa in Italia addirittura sotto i 2,8 morti ogni 1.000 nati, e continua a scendere. Negli ultimi dieci anni ha perso un punto ogni 1.000 nati: era sotto il 4, oggi è ben sotto il 3 per 1.000. La differenza potrebbe sembrare minima ma non lo è perché significa, con il mezzo milione di nascite che abbiamo oggi, che 500 bambini di quel mezzo milione vivranno anziché morire – e questo lo possiamo dire con certezza perché superato il primo anno di vita la mortalità si abbassa vertiginosamente a meno di un morto l’anno ogni 10 mila bambini di 1-14 anni d’età.
Ora, se c’è un indicatore che fa, da solo, strame di tante balordaggini che si sentono circolare a proposito della salute e del benessere dei bambini italiani e dei rischi che salute e benessere dei nostri bambini – sempre descritti come sul punto di esplodere in chissà quali catastrofi – correrebbero, bene questo indicatore è proprio quello della mortalità infantile. E questo perché un tale indicatore riflette ben tre stadi della vita dell’essere umano, tutti delicatissimi: quello prenatale, vissuto con la gravidanza della madre; la nascita e i primissimi giorni del bambino; lo svezzamento. In questi stadi contano molti fattori: salute e benessere della madre, qualità dei servizi sanitari dedicati alla maternità e all’infanzia, salubrità delle abitazioni, contesti socio-ambientali. Solo un quarto dei morti nel primo anno di vita muore nel primo giorno dopo la nascita, quello ch’è in assoluto il giorno più denso d’incognite di tutta la vita umana, e altresì il più legato alle condizioni materne. Un altro quarto muore tra il secondo e il sesto giorno di vita, i giorni più segnati dall’assistenza ospedaliera. L’altra metà dei morti si verifica dopo la prima settimana di vita, quando i bambini sono ormai nelle loro case e famiglie, e tuttavia ancora sotto un controllo assai stretto dei servizi sanitari e sociali. Per questo convergere di fattori, situazioni, servizi, ambienti la mortalità infantile non mente sulle condizioni generali di un paese, e non soltanto su quelle di salute di madri e bambini. Dunque è assai confortante, e rivelatore, la discesa della mortalità infantile sotto la soglia di 3 morti ogni 1.000 nati vivi, ch’è considerata la soglia dell’eccellenza.
E c’è, a ben guardare, un altro motivo di soddisfazione, in questo dato: quello del contrarsi dello svantaggio del Mezzogiorno d’Italia rispetto al centro-nord. La contrazione della mortalità infantile è stata infatti più netta al sud di uno 0,2 di punto (equivalente a 2 morti in meno ogni 10 mila nascite) rispetto al centro-nord. Poco, certo, ma non così poco da non dover essere salutato come un fatto positivo, una piccola novità che fa ben sperare e che, oltretutto, si muove in controtendenza in un quadro di distanze che crescono tra un’area e l’altra del paese. Il Mezzogiorno resta di quasi mezzo punto oltre la soglia del 3 per mille, ma le situazioni critiche si restringono pressoché a due sole regioni: la Sicilia (4,1 per 1.000) e soprattutto la Calabria (4,7), il cui tasso di mortalità infantile è doppio di quello del centro-nord. Un divario, specialmente quest’ultimo, sul quale dovrebbe essere posta un’attenzione più mirata e decisa.
Dal Foglio
E così siamo entrati, secondo gli ultimi dati Istat riferiti al 2014, nel ristrettissimo club dei paesi con una mortalità infantile inferiore al tre per mille: meno di 3 bambini che muoiono nel primo anno di vita – il più duro, il più pericoloso – ogni 1.000 nati vivi. Tanto per rendere l’idea, questa mortalità era il 230 per 1.000 all’indomani dell’Unità, il 130 per 1.000 un secolo fa e il 40 per 1.000 ancora cinquant’anni fa. C’erano tante ragioni per usare, allora, per quanti si apprestavano a nascere, l’espressione “lotteria della vita”, entrare nella lotteria della vita. Quei tempi sono passati, la temibile mortalità infantile è scesa in Italia addirittura sotto i 2,8 morti ogni 1.000 nati, e continua a scendere. Negli ultimi dieci anni ha perso un punto ogni 1.000 nati: era sotto il 4, oggi è ben sotto il 3 per 1.000. La differenza potrebbe sembrare minima ma non lo è perché significa, con il mezzo milione di nascite che abbiamo oggi, che 500 bambini di quel mezzo milione vivranno anziché morire – e questo lo possiamo dire con certezza perché superato il primo anno di vita la mortalità si abbassa vertiginosamente a meno di un morto l’anno ogni 10 mila bambini di 1-14 anni d’età.
Ora, se c’è un indicatore che fa, da solo, strame di tante balordaggini che si sentono circolare a proposito della salute e del benessere dei bambini italiani e dei rischi che salute e benessere dei nostri bambini – sempre descritti come sul punto di esplodere in chissà quali catastrofi – correrebbero, bene questo indicatore è proprio quello della mortalità infantile. E questo perché un tale indicatore riflette ben tre stadi della vita dell’essere umano, tutti delicatissimi: quello prenatale, vissuto con la gravidanza della madre; la nascita e i primissimi giorni del bambino; lo svezzamento. In questi stadi contano molti fattori: salute e benessere della madre, qualità dei servizi sanitari dedicati alla maternità e all’infanzia, salubrità delle abitazioni, contesti socio-ambientali. Solo un quarto dei morti nel primo anno di vita muore nel primo giorno dopo la nascita, quello ch’è in assoluto il giorno più denso d’incognite di tutta la vita umana, e altresì il più legato alle condizioni materne. Un altro quarto muore tra il secondo e il sesto giorno di vita, i giorni più segnati dall’assistenza ospedaliera. L’altra metà dei morti si verifica dopo la prima settimana di vita, quando i bambini sono ormai nelle loro case e famiglie, e tuttavia ancora sotto un controllo assai stretto dei servizi sanitari e sociali. Per questo convergere di fattori, situazioni, servizi, ambienti la mortalità infantile non mente sulle condizioni generali di un paese, e non soltanto su quelle di salute di madri e bambini. Dunque è assai confortante, e rivelatore, la discesa della mortalità infantile sotto la soglia di 3 morti ogni 1.000 nati vivi, ch’è considerata la soglia dell’eccellenza.
E c’è, a ben guardare, un altro motivo di soddisfazione, in questo dato: quello del contrarsi dello svantaggio del Mezzogiorno d’Italia rispetto al centro-nord. La contrazione della mortalità infantile è stata infatti più netta al sud di uno 0,2 di punto (equivalente a 2 morti in meno ogni 10 mila nascite) rispetto al centro-nord. Poco, certo, ma non così poco da non dover essere salutato come un fatto positivo, una piccola novità che fa ben sperare e che, oltretutto, si muove in controtendenza in un quadro di distanze che crescono tra un’area e l’altra del paese. Il Mezzogiorno resta di quasi mezzo punto oltre la soglia del 3 per mille, ma le situazioni critiche si restringono pressoché a due sole regioni: la Sicilia (4,1 per 1.000) e soprattutto la Calabria (4,7), il cui tasso di mortalità infantile è doppio di quello del centro-nord. Un divario, specialmente quest’ultimo, sul quale dovrebbe essere posta un’attenzione più mirata e decisa.
11 regole per prevenire la morte in culla
Ecco le 11 regole, condivise a livello internazionale dalla comunità medica e scientifica, e proposte in tutti i reparti di maternità e i centri nascita italiani, per prevenire la SIDS, ovvero la morte in culla del neonato. Soprattutto nei primi mesi di vita.
di Alessia Altavilla
Con SIDS (Sudden Infant Death Syndorme), o morte in culla, si intende l'improvvisa morte di un neonato sano durante il sonno per cause che ancora non sono state ben chiarite dalla comunità medica e scientifica internazionale.
Si verifica, soprattutto, nei primissimi mesi di vita del bambino (soprattutto tra i 2 e i 4 mesi) e, dai dati statistici raccolti finora, sembrerebbe interessare maggiormente i bimbi di sesso maschile, spesso nati prematuramente.
In Italia colpisce ogni anno 300 bambini, ossia uno ogni 2000 nati sani.
Nonostante siano ancora non ben chiarite le cause della morte, l'adozione di alcuni comportamenti sembrerebbe essere consigliabile per prevenirla.
SULLA SCHIENA E' MEGLIO
Fino a quando il bambino non inizia a girarsi da solo, è consigliabile farlo dormire in posizione supina in modo tale che in caso di rigurgito, esofago e trachea si trovino sovrapposti. Sconsigliate le posizioni laterali e quella sulla pancia.
DIVIETO DI FUMO
Vietato fumare sia durante la gravidanza, sia dopo durante l'allattamento, in presenza del bambino e negli ambienti in cui il piccola dimora (la sua cameretta, la cucina, il soggiorno...)
La temperatura in casa durante la notte non dovrebbe mai superare i 20 gradi. Si consiglia anche l'utilizzo di un umidificatore nel caso in cui l'aria risulti troppo secca.
RIDURRE AL MINIMO L'USO DI COPERTE, PIUMINI E SIMILI
L'utilizzo di coperte, piumini, trapunte... nel letto del piccolo andrebbe ridotto al minimo. Possono essere utili, in sostituzione di queste, i sacchi nanna abbinati a un pigiamino della giusta pesantezza.
CON LA FEBBRE SI SCOPRE. NON SI COPRE.
In caso di febbre, non coprire il bambino con coperte e trapunte. Ma scoprirlo, per quanto possibile, in modo che non abbia eccessivamente caldo. La regola vale per tutti, ma a maggior ragione in presenza di bimbi molto piccoli.
BANDITI PELUCHE, PUPAZZI E GIOCHI
La culla o il lettino del bimbo dovrebbero essere liberi da pupazzi, peluche, cuscini, giochi. Anche in caso di utilizzo di paracolpi (inutile, comunque, nei primissimi mesi dato che il bambino non si muove), assicurarsi che questo sia agganciato anche sotto al lettino e non solo alle sbarre.
Uno studio del 2005 dimostrò come l'uso del ciuccio a partire dal primo mese (ossia da quando l'allattamento al seno è stato ben avviato) riducesse del 90% il rischio di morte in culla. Ben venga, quindi, il suo utilizzo nei primi 12 mesi durante la nanna del bimbo.
Consigliato l'allattamento al seno per tutto il primo anno del bambino anche come forma di prevenzione della SIDS.
AI PIEDI DEL LETTINO
E' consigliabile posizionare il bambino ai piedi del lettino in modo da evitare l'effetto bruco durante la notte con l'eventuale possibilità che il piccolo finisca sotto le coperte o il lenzuolo. Posizionarlo, quindi, con i piedini contro alle sbarre del lettino.
Vietato il co-sleeping. Non solo nel lettone di mamma e papà, ma anche con fratelli, sorelle, cugini... Non solo, infatti, il rischio di far male durante il sonno è molto alto, ma la condivisione di spazi ristretti sembrerebbe favorire, laddove vi sia predisposizione, la morte improvvisa del neonato. Per agevolare l'allattamento al seno durante la notte, esistono dei sistemi appositi da applicare al letto che consentono alla mamma di rimanere accanto al suo bambino mentre dorme senza, però, invadere il suo spazio.
ASSICURARSI CHE TUTTI COLORO CHE SI PRENDONO CURA DEL BAMBINO RISPETTINO LE SEGUENTI REGOLE
Per maggiori informazioni è
Ecco le 11 regole, condivise a livello internazionale dalla comunità medica e scientifica, e proposte in tutti i reparti di maternità e i centri nascita italiani, per prevenire la SIDS, ovvero la morte in culla del neonato. Soprattutto nei primi mesi di vita.
di Alessia Altavilla
Con SIDS (Sudden Infant Death Syndorme), o morte in culla, si intende l'improvvisa morte di un neonato sano durante il sonno per cause che ancora non sono state ben chiarite dalla comunità medica e scientifica internazionale.
Si verifica, soprattutto, nei primissimi mesi di vita del bambino (soprattutto tra i 2 e i 4 mesi) e, dai dati statistici raccolti finora, sembrerebbe interessare maggiormente i bimbi di sesso maschile, spesso nati prematuramente.
In Italia colpisce ogni anno 300 bambini, ossia uno ogni 2000 nati sani.
Nonostante siano ancora non ben chiarite le cause della morte, l'adozione di alcuni comportamenti sembrerebbe essere consigliabile per prevenirla.
SULLA SCHIENA E' MEGLIO
Fino a quando il bambino non inizia a girarsi da solo, è consigliabile farlo dormire in posizione supina in modo tale che in caso di rigurgito, esofago e trachea si trovino sovrapposti. Sconsigliate le posizioni laterali e quella sulla pancia.
DIVIETO DI FUMO
Vietato fumare sia durante la gravidanza, sia dopo durante l'allattamento, in presenza del bambino e negli ambienti in cui il piccola dimora (la sua cameretta, la cucina, il soggiorno...)
La temperatura in casa durante la notte non dovrebbe mai superare i 20 gradi. Si consiglia anche l'utilizzo di un umidificatore nel caso in cui l'aria risulti troppo secca.
RIDURRE AL MINIMO L'USO DI COPERTE, PIUMINI E SIMILI
L'utilizzo di coperte, piumini, trapunte... nel letto del piccolo andrebbe ridotto al minimo. Possono essere utili, in sostituzione di queste, i sacchi nanna abbinati a un pigiamino della giusta pesantezza.
CON LA FEBBRE SI SCOPRE. NON SI COPRE.
In caso di febbre, non coprire il bambino con coperte e trapunte. Ma scoprirlo, per quanto possibile, in modo che non abbia eccessivamente caldo. La regola vale per tutti, ma a maggior ragione in presenza di bimbi molto piccoli.
BANDITI PELUCHE, PUPAZZI E GIOCHI
La culla o il lettino del bimbo dovrebbero essere liberi da pupazzi, peluche, cuscini, giochi. Anche in caso di utilizzo di paracolpi (inutile, comunque, nei primissimi mesi dato che il bambino non si muove), assicurarsi che questo sia agganciato anche sotto al lettino e non solo alle sbarre.
Uno studio del 2005 dimostrò come l'uso del ciuccio a partire dal primo mese (ossia da quando l'allattamento al seno è stato ben avviato) riducesse del 90% il rischio di morte in culla. Ben venga, quindi, il suo utilizzo nei primi 12 mesi durante la nanna del bimbo.
Consigliato l'allattamento al seno per tutto il primo anno del bambino anche come forma di prevenzione della SIDS.
AI PIEDI DEL LETTINO
E' consigliabile posizionare il bambino ai piedi del lettino in modo da evitare l'effetto bruco durante la notte con l'eventuale possibilità che il piccolo finisca sotto le coperte o il lenzuolo. Posizionarlo, quindi, con i piedini contro alle sbarre del lettino.
Vietato il co-sleeping. Non solo nel lettone di mamma e papà, ma anche con fratelli, sorelle, cugini... Non solo, infatti, il rischio di far male durante il sonno è molto alto, ma la condivisione di spazi ristretti sembrerebbe favorire, laddove vi sia predisposizione, la morte improvvisa del neonato. Per agevolare l'allattamento al seno durante la notte, esistono dei sistemi appositi da applicare al letto che consentono alla mamma di rimanere accanto al suo bambino mentre dorme senza, però, invadere il suo spazio.
ASSICURARSI CHE TUTTI COLORO CHE SI PRENDONO CURA DEL BAMBINO RISPETTINO LE SEGUENTI REGOLE
Per maggiori informazioni è
domenica 18 giugno 2017
Ninna Nanna di Brahms. Musica per Dormire Bambini e Neonati, Musica per ...
E’ tempo di fiabe
Alla 24 settimane il bambino inizia a reagire ai rumori forti e alla musica (studi dimostrano che riesca a percepire i suoni già da 15-20 settimane di gestazione). Sembra prediligere la musica pop o gli ottoni di un’orchestra. Il bambino inoltre ascolta con piacere la voce della mamma e per questo è importante iniziare a parlagli e raccontagli fiabe. Il bambino infatti presta grande attenzione al suono della voce della mamma durante la gravidanza. La sua voce è un rumore confortante e famigliare, quello che lo accompagna per tutti i nove mesi, e inoltre il richiamo della voce della mamma diventa importantissimo nel legame che si crea subito dopo la nascita. La voce della mamma infine è il primo prezioso contatto con il linguaggio umano.
Se è possibile fate sentire al bambino anche la voce del papà
domenica 4 giugno 2017
Caratteristiche e usi di tre saponi naturali: il sapone di Aleppo, il sapone di Marsiglia e il sapone di Nablus.
È completamente naturale in quanto contiene solo olio di oliva e olio di alloro, in percentuali variabili; più è alta la percentuale di olio d’alloro, più è prezioso e costoso il sapone; però, più è elevata la percentuale di olio d’oliva, più è delicato ed idratante.
È un sapone molto versatile e può essere utilizzato per detergere la pelle di viso e corpo, per l’igiene intima, come struccante, per la rasatura della barba, per la depilazione di gambe e inguine, per lavare cuoio capelluto e capelli, per l’igiene dei neonati.
Si presta anche ad usi diversi rispetto a quelli che riguardano l’igiene personale ed è, nello specifico, adatto per il bucato, o da tenere in cassetti e armadi. Si acquista nelle erboristerie e nelle parafarmacie, oppure sui siti web specializzati.
Buon Inci :
1) Olea europea fruit oil, laurus nobilis oil, sodium hydroxyde, aqua
2)olea europea fruit oil, laurus nobilis oil, potassium hydroxyde, aqua
Come si usa il sapone di Marsiglia? Per il bucato a mano o, dopo averlo ridotto in scaglie, anche per lavare in lavatrice; è uno smacchiatore molto efficace e può essere utilizzato per pretrattare tutti i tipi di macchie. Con il sapone di Marsiglia sciolto in acqua e a fuoco lento si possono ottenere un prodotto naturale per la pulizia delle superfici domestiche e un efficace antiparassitario per le piante.
È, inoltre, particolarmente adatto a essere inserito in cassetti e armadi, per assorbire l’odore di chiuso. Il sapone di Marsiglia a basso contenuto di soda caustica può essere usato per lavare mani e corpo o per la pulizia del viso. Ha un ph molto basico; non è dunque adatto all’igiene intima.
Come si usa il sapone di Nablus? Essendo prodotto da puro olio d’oliva, è un sapone naturale particolarmente idratante ed è più indicato alle pelli secche rispetto al sapone di Aleppo e a quello di Marsiglia. È ricco di glicerina e antiossidanti; risulta nutriente ed emolliente. Si può usare per l’igiene di tutto il corpo, come struccante, per detergere il viso e per l’igiene del neonato. Si acquista nelle erboristerie e nelle parafarmacie, oppure sui siti web specializzati.
Saponi naturali: il sapone di Aleppo
Il sapone di Aleppo ha origini antichissime e si utilizza prevalentemente per l’igiene della persona. Prende il nome dalla città siriana da cui proviene.È completamente naturale in quanto contiene solo olio di oliva e olio di alloro, in percentuali variabili; più è alta la percentuale di olio d’alloro, più è prezioso e costoso il sapone; però, più è elevata la percentuale di olio d’oliva, più è delicato ed idratante.
Si ottiene artigianalmente, secondo il medesimo processo di saponificazione utilizzato nell’antichità, e viene tagliato ancora a mano. Il sapone di Aleppo è il capostipite dei saponi; è il primo di tutti saponi del mondo.
Come si usa il sapone di Aleppo? Essendo un sapone naturale è, ovviamente, privo di additivi di origine sintetica; la sua composizione è dunque particolarmente adatta alle pelli delicate e alle persone che soffrono di allergie e intolleranze ai profumi e ad altri additivi chimici, comunemente presenti nei detergenti che si usano per l’igiene personale.È un sapone molto versatile e può essere utilizzato per detergere la pelle di viso e corpo, per l’igiene intima, come struccante, per la rasatura della barba, per la depilazione di gambe e inguine, per lavare cuoio capelluto e capelli, per l’igiene dei neonati.
Si presta anche ad usi diversi rispetto a quelli che riguardano l’igiene personale ed è, nello specifico, adatto per il bucato, o da tenere in cassetti e armadi. Si acquista nelle erboristerie e nelle parafarmacie, oppure sui siti web specializzati.
Buon Inci :
1) Olea europea fruit oil, laurus nobilis oil, sodium hydroxyde, aqua
2)olea europea fruit oil, laurus nobilis oil, potassium hydroxyde, aqua
Saponi naturali: il sapone di Marsiglia
È uno dei più noti saponi naturali e viene solitamente utilizzato per il bucato. In realtà, però, il sapone di Marsiglia, quando contiene una scarsa percentuale di soda caustica, è indicato anche per l’igiene del corpo. Nella sua composizione troviamo, infatti, oltre a olio d’oliva, idrossido di sodio ed, eventualmente, anche oli essenziali, una certa percentuale di soda caustica.Come si usa il sapone di Marsiglia? Per il bucato a mano o, dopo averlo ridotto in scaglie, anche per lavare in lavatrice; è uno smacchiatore molto efficace e può essere utilizzato per pretrattare tutti i tipi di macchie. Con il sapone di Marsiglia sciolto in acqua e a fuoco lento si possono ottenere un prodotto naturale per la pulizia delle superfici domestiche e un efficace antiparassitario per le piante.
È, inoltre, particolarmente adatto a essere inserito in cassetti e armadi, per assorbire l’odore di chiuso. Il sapone di Marsiglia a basso contenuto di soda caustica può essere usato per lavare mani e corpo o per la pulizia del viso. Ha un ph molto basico; non è dunque adatto all’igiene intima.
Saponi naturali: il sapone di Nablus
Il sapone di Nablus viene prodotto con olio d’oliva puro, di prima spremitura. È originario della città da cui prende il nome, in Palestina, e i saponifici che ormai riescono a produrlo si contano sulla punta delle dita. Si tratta, quindi, di un sapone naturale preziosissimo.Come si usa il sapone di Nablus? Essendo prodotto da puro olio d’oliva, è un sapone naturale particolarmente idratante ed è più indicato alle pelli secche rispetto al sapone di Aleppo e a quello di Marsiglia. È ricco di glicerina e antiossidanti; risulta nutriente ed emolliente. Si può usare per l’igiene di tutto il corpo, come struccante, per detergere il viso e per l’igiene del neonato. Si acquista nelle erboristerie e nelle parafarmacie, oppure sui siti web specializzati.
Dove trovare il sapone di Aleppo e il sapone di Nablus
Sapone di Aleppo vegetale
Prodotto da una delle più antiche saponerie di Aleppo è completamente biodegradabile, senza antiossidanti, emulsionanti, conservanti e coloranti artificiali, prodotti chimici di sintesi.Sapone di Nablus
Il sapone viene prodotto a Nablus con olio d’oliva di prima spremitura. Cotto a fuoco lento per diversi giorni e a basse temperature, l’impasto ottenuto viene colato su pavimenti secolari da sempre adibiti a questo unico scopo.venerdì 2 giugno 2017
Il sesto mese di Gravidanza
Il sesto mese di gravidanza inizia a 22 settimane + 0 giorni e termina a 26 settimane + 2 giorni.
In questo periodo il feto è già completamente formato, ma gli organi, soprattutto i polmoni, continuano la maturazione e il bimbo a crescere. Ad esempio in queste settimane si stanno formando le unghie a 24 settimane è lungo circa 32 centimetri e pesa circa mezzo chilogrammo.
A 25 settimane cominciano a indurirsi i nuclei di ossificazione e sotto la pelle è visibile il reticolo venoso. A 26 settimane la pelle inizia a cambiare e da sottile e trasparente, diventa via via più spessa e opaca. Alla fine del sesto mese è ricoperto completamente da vernice caseosa.

Dal punto di vista comportamentale, alterna periodi di sonno e veglia, ma in genere è più attivo quando la mamma si sta riposando. E’ in grado di succhiarsi il ditino e fare addirittura dei ruttini.
Se è possibile fate sentire al bambino anche la voce del papà e quella dei fratellini. In questo periodo inizia a raccontare alla stessa ora una fiaba o a cantare la stessa canzoncina fino alla nascita. Dopo il parto leggi la stessa storia o canta la stessa canzoncina e scopri se la riconosce! Potrebbe esser un ottimo modo per tranquillizzarlo perché riconosce qualcosa che ha già sentito quando era nel pancione!
Il sesto mese per la mamma comporta alcuni ulteriori esami come ad esempio la curva da carico di glucosio. E’ un esame che rientra nei protocolli della gravidanza e serve per poter diagnosticare un eventuale diabete gestazionale. L’esame consiste nel bere 100 grammi di glucosio (ad alcune piace… io non lo sopportavo) e di fare alcuni prelievi a intervalli precisi. Quindi armatevi di pazienza, portatevi un libro o un’amica perchè dovrete rimanere in ospedale un paio d’ore.
Intorno alla 23° settimana possono diventare più pronunciate le contrazioni di Braxton Hicks e, sempre tra la 23° e la 25° potreste iniziare a soffrire di crampi ai polpacci o alle dita dei piedi.
Ps Giannottino il 25 maggio pesava 350 gr per 21 cm
Il sesto mese di gravidanza inizia a 22 settimane + 0 giorni e termina a 26 settimane + 2 giorni.
In questo periodo il feto è già completamente formato, ma gli organi, soprattutto i polmoni, continuano la maturazione e il bimbo a crescere. Ad esempio in queste settimane si stanno formando le unghie a 24 settimane è lungo circa 32 centimetri e pesa circa mezzo chilogrammo.
A 25 settimane cominciano a indurirsi i nuclei di ossificazione e sotto la pelle è visibile il reticolo venoso. A 26 settimane la pelle inizia a cambiare e da sottile e trasparente, diventa via via più spessa e opaca. Alla fine del sesto mese è ricoperto completamente da vernice caseosa.

Dal punto di vista comportamentale, alterna periodi di sonno e veglia, ma in genere è più attivo quando la mamma si sta riposando. E’ in grado di succhiarsi il ditino e fare addirittura dei ruttini.
E’ tempo di fiabe
A 24 settimane il bambino inizia a reagire ai rumori forti e alla musica (studi dimostrano che riesca a percepire i suoni già da 15-20 settimane di gestazione). Sembra prediligere la musica pop o gli ottoni di un’orchestra. Il bambino inoltre ascolta con piacere la voce della mamma e per questo è importante iniziare a parlagli e raccontagli fiabe. Il bambino infatti presta grande attenzione al suono della voce della mamma durante la gravidanza. La sua voce è un rumore confortante e famigliare, quello che lo accompagna per tutti i nove mesi, e inoltre il richiamo della voce della mamma diventa importantissimo nel legame che si crea subito dopo la nascita. La voce della mamma infine è il primo prezioso contatto con il linguaggio umano.Se è possibile fate sentire al bambino anche la voce del papà e quella dei fratellini. In questo periodo inizia a raccontare alla stessa ora una fiaba o a cantare la stessa canzoncina fino alla nascita. Dopo il parto leggi la stessa storia o canta la stessa canzoncina e scopri se la riconosce! Potrebbe esser un ottimo modo per tranquillizzarlo perché riconosce qualcosa che ha già sentito quando era nel pancione!
Il sesto mese per la mamma comporta alcuni ulteriori esami come ad esempio la curva da carico di glucosio. E’ un esame che rientra nei protocolli della gravidanza e serve per poter diagnosticare un eventuale diabete gestazionale. L’esame consiste nel bere 100 grammi di glucosio (ad alcune piace… io non lo sopportavo) e di fare alcuni prelievi a intervalli precisi. Quindi armatevi di pazienza, portatevi un libro o un’amica perchè dovrete rimanere in ospedale un paio d’ore.
Intorno alla 23° settimana possono diventare più pronunciate le contrazioni di Braxton Hicks e, sempre tra la 23° e la 25° potreste iniziare a soffrire di crampi ai polpacci o alle dita dei piedi.
Ps Giannottino il 25 maggio pesava 350 gr per 21 cm
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